La droga consumata più antica al mondo è una noce

Tracce di noci di betel ritrovate sui denti di resti umani di 25 mila anni fa

Analizzando i resti fossili di due cacciatori-raccoglitori pre-agricoli rinvenuti nell'isola di Sulawesi, in Indonesia, i ricercatori hanno retrodatato a circa 25.000 anni fa l'uso delle noci di betel (Areca catechu), fornendo la più antica prova documentata dell'impiego abituale di una droga psicoattiva da parte dell'umanità.

data di pubblicazione:

14 Ottobre 2026

Come sostenuto dallo storico Mike Jay nel suo saggio High Society, non è mai esistita una società umana che non facesse uso di sostanze psicoattive per alterare il proprio stato di coscienza. A confermare questa diffusa attitudine antropologica giunge uno studio coordinato dalla Griffith University e pubblicato su Science Advances.
Analizzando i resti fossili di due cacciatori-raccoglitori pre-agricoli rinvenuti nell’isola di Sulawesi, in Indonesia, i ricercatori hanno retrodatato a circa 25.000 anni fa l’uso delle noci di betel (Areca catechu), fornendo la più antica prova documentata dell’impiego abituale di una droga psicoattiva da parte dell’umanità.
La verifica dell’uso di questa sostanza sui due resti umani — vissuti rispettivamente tra 25.000-16.000 anni fa e tra 7.600-6.300 anni fa — è avvenuta attraverso un duplice approccio scientifico. In prima battuta, l’esame morfologico delle arcate dentali ha evidenziato un’estrema e insolita usura dei denti, compatibile con l’abitudine di succhiare la noce intera prolungatamente e senza la preparazione caratteristica del consumo moderno.
In uno dei due individui, la riduzione dello smalto era così severa da esporre la sensibile camera pulpare del dente. Non avendo riscontrato sui fossili la classica pigmentazione rossa tipica dei masticatori di betel, la prova decisiva è giunta sul piano biochimico. Dopo aver dimostrato in laboratorio che una noce intera immersa in saliva artificiale rilascia i propri principi attivi, gli studiosi hanno rintracciato direttamente sui denti fossili le tracce di arecolina, il principale alcaloide stimolante della pianta.
Le noci di betel offrono effetti stimolanti, analgesici e lievi stati allucinatori, ragioni che ne spiegano la millenaria popolarità in Asia. Tuttavia, il loro consumo abituale comporta gravi danni per la salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne sconsiglia l’utilizzo almeno dal 2003, poiché l’esposizione prolungata è direttamente associata allo sviluppo di tumori della bocca e dell’esofago, aritmie cardiache, lesioni al fegato, ipertiroidismo e infertilità.
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