Le politiche sulle droghe del Portogallo

Un modello replicabile?

L'approccio portoghese suscita un forte interesse globale perché ha dimostrato la possibilità di affrontare la tossicodipendenza attraverso metodi non punitivi e pragmatici.

data di pubblicazione:

27 Settembre 2026

Il Portogallo rappresenta un modello a livello internazionale per la riforma delle politiche sulla droghe poiché, nel 2001, ha depenalizzato il possesso di tutte le sostanze per uso personale, ponendo la salute pubblica e la riduzione del danno al centro della risposta nazionale. Sul sito di Aduc è possibile leggere un approfondimento a tale riguardo. 
Questa scelta storica è nata per fronteggiare una devastante crisi di eroina alla fine degli anni ’90, caratterizzata da un elevato tasso di mortalità per overdose e dalla più alta incidenza di HIV tra le persone che facevano uso di droghe iniettabili nell’Unione Europea.
L’approccio portoghese suscita un forte interesse globale perché ha dimostrato la possibilità di affrontare la tossicodipendenza attraverso metodi non punitivi e pragmatici.
Ma come funziona questo modello?
Il modello si basa sull’assunto pragmatico che il consumo di sostanze si verificherà comunque e che l’obiettivo prioritario debba essere la riduzione dei danni associati. La strategia nazionale, sviluppata su raccomandazione di una commissione multidisciplinare di esperti istituita nel 1998 e adottata nel 1999, integra prevenzione, trattamento, riduzione del danno e reinserimento sociale.
In pratica, la depenalizzazione non equivale a una legalizzazione o a una totale indifferenza:
  • Nessuna sanzione penale o carcere: chi viene trovato in possesso di piccole quantità per uso personale non viene incriminato penalmente.
  • Commissioni di dissuasione multidisciplinari: le persone vengono indirizzate a queste commissioni specializzate, le quali possono offrire collegamenti con i servizi sanitari e di supporto oppure applicare sanzioni amministrative minori.
  • Servizi di riduzione del danno e assistenza: il sistema fornisce attrezzature sterili e gestisce centri di prevenzione delle overdose con consumo sotto supervisione medica, senza pretendere l’astinenza come condizione preliminare per accedere all’aiuto.
I principali vantaggi riscontrati in Portogallo riguardano un drastico miglioramento degli indicatori di salute pubblica e un profondo cambiamento culturale:
  • Crollo delle infezioni da HIV: le nuove diagnosi di HIV legate all’uso di droghe per via iniettiva sono diminuite da 583 nel 2005 a sole 19 nel 2024, registrando un calo di circa il 97%.
  • Ampio accesso ai trattamenti: nel 2023, oltre 24.000 persone hanno ricevuto assistenza attraverso la rete pubblica di équipe multidisciplinari specializzate.
  • Cambiamento della percezione sociale: l’uso problematico di sostanze ha smesso di essere visto come uno stigma, ma è stato riconosciuto come un problema sanitario e sociale.
L’esperienza portoghese ha evidenziato che l’approccio è efficace, ma difficile da replicare e presenta precisi limiti strutturali:
  • Nessun beneficio dalla sola depenalizzazione: modificare le leggi non basta se non si costruisce e mantiene un sistema integrato di servizi sanitari e sociali, accompagnato da un costante sostegno politico e dal coinvolgimento attivo delle forze dell’ordine.
  • Rischio di fallimento nei contesti frammentati: esperimenti condotti altrove mostrano i limiti di interventi parziali. Ad esempio, il progetto pilota in Columbia Britannica non ha vincolato la polizia a indirizzare i cittadini ai servizi e non ha fornito fondi aggiuntivi ai trattamenti, senza mostrare benefici significativi per la salute pubblica. In Oregon, l’instabilità della leadership, i ritardi nei servizi, l’opposizione della polizia e l’aumento dei decessi da fentanil hanno portato al malcontento pubblico e alla reintroduzione del reato di possesso nel 2024.
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