Prevenzione del virus HIV e diritti negati nei paesi africani

Le persone LGBTQ+ sono sempre più discriminate rendendo l'accesso alle cure contro l'HIV difficile

In Ghana, la proposta di legge del 2026 estende la punibilità a livelli estremi, criminalizzando non solo l'identità, ma anche l'attivismo (advocacy), l'alleanza (allyship), le cure di affermazione di genere e qualsiasi programma di supporto mirato alla comunità. La legge promuove persino lo spionaggio sociale, incoraggiando i cittadini a denunciare i sospetti omosessuali.

data di pubblicazione:

15 Settembre 2026

In occasione della 26ª Conferenza internazionale sull’AIDS (AIDS 2026) si è parlato anche di norme discriminatorie e accesso alle cure per l’HIV.
Le riforme legislative in atto in paesi africani come Uganda e Ghana mostrano una grave escalation nella criminalizzazione non solo delle identità, ma di un’ampia gamma di comportamenti legati alla comunità LGBTQ+.
Quali comportamenti vengono criminalizzati? Oltre alla criminalizzazione dell’identità LGBTQ+ in sé, le leggi colpiscono in modo mirato i comportamenti a essa interconnessi. In Uganda, la normativa si innesta in un contesto in cui il sex work e l’uso di droghe sono già sanzionati penalmente. Inoltre, avere rapporti sessuali convivendo con l’HIV è fortemente penalizzato: l’atto può essere interpretato come “omosessualità aggravata” — punibile con la pena di morte — se il partner contrae una malattia terminale.
In Ghana, la proposta di legge del 2026 estende la punibilità a livelli estremi, criminalizzando non solo l’identità, ma anche l’attivismo (advocacy), l’alleanza (allyship), le cure di affermazione di genere e qualsiasi programma di supporto mirato alla comunità. La legge promuove persino lo spionaggio sociale, incoraggiando i cittadini a denunciare i sospetti omosessuali.
Quali sono le conseguenze negative sulle cure? Questo clima di repressione e la paura di arresti, stigma e violenza incide negativamente sulla salute pubblica, spingendo le persone lontano dai servizi sanitari. I membri di queste comunità evitano o ritardano i test per l’HIV, la prevenzione e l’inizio dei trattamenti.
In Uganda, l’approvazione della legge anti-omosessualità e il congelamento dei finanziamenti statunitensi del 2025 hanno causato un calo di 14 punti percentuali nell’accesso ai servizi per l’HIV e di 12 punti nei servizi psicosociali, lasciando i pazienti senza tutele.
In Ghana, le forti pressioni sociali — tra cui ricatti (subiti dal 31% degli intervistati) e minacce di morte (17%) — hanno indotto il 5% delle persone a non cercare più servizi per l’HIV e il 23% a smettere di frequentare i programmi sanitari di gruppo. Lo stigma e le violenze alimentano depressione, disturbi da uso di alcol e rischio di suicidio. La depressione, in particolare, mina direttamente l’aderenza alla terapia antiretrovirale (ART), portando il 31% dei pazienti intervistati in Ghana a saltare almeno quattro dosi consecutive
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