Cocaina: dalla scoperta alla sua proibizione

Dalla pianta di coca alla produzione di cocaina cloridrato

data di pubblicazione:

14 Settembre 2026

Marco Belpoliti sul sito Doppiozero ripercorre la complessa evoluzione storica, scientifica e culturale della pianta di coca e dei suoi derivati. 
Le prime notizie europee sulla pianta, allora chiamata “hayo”, risalgono al 1499 con il rapporto del prete spagnolo Thomas Ortiz, seguito dalle osservazioni di Amerigo Vespucci e, nel 1533, di Francisco Pizarro. Fu Pedro de Cieza de Leon a descriverne la capacità di infondere vigore e allontanare la fame.
Nonostante il Concilio di Lima nel 1567-68 ne avesse ordinato la proibizione considerandola una “pianta diabolica” legata ai riti pagani che ostacolava l’evangelizzazione, l’uso persistette per sostenere il lavoro forzato degli indios.
Identificata da Jean-Baptiste Lamarck come Erythroxylon coca, la pianta si trasforma in Europa in sostanza pura attraverso precisi processi chimici.
La trasformazione in cocaina cloridrato avviene attraverso tre procedimenti, di cui il principale è l’estrazione diretta. Inizialmente, le foglie vengono sciolte in acido solforico, facendo poi precipitare gli alcaloidi con il bicarbonato di sodio. Questo processo genera la “pasta di coca“, una polvere bianca o bruna dall’odore dolciastro che può essere fumata. Successivamente, per ottenere la cocaina vera e propria (il cloridrato di cocaina, puro tra il 70% e il 90%), questa pasta viene sciolta in acido cloridrico, utilizzando anche permanganato di potassio e carbonato di sodio.
La droga che giunge infine sulla strada viene ulteriormente tagliata con sostanze attive o inerti.
” Gli effetti della cocaina sono euforia, stimolazione sessuale, aumento di energia, riduzione del sonno e dell’appetito, aumento della lucidità mentale e della forza muscolare. Lewin la classificava tra le sostanze che producono effetti euforici, in realtà è un eccitante“.
L’isolamento del principio attivo si deve a scienziati tedeschi tra il 1855 e il 1869, e il nome “cocaina” fu coniato dal chimico Albert Niemann. La sostanza si diffuse rapidamente come anestetico e stimolante. Nel 1863 Angelo Mariani creò il celebre “Vino Mariani”, che ispirò la successiva Coca-Cola americana, mentre nel 1871 Paolo Mantegazza ne elogiò le virtù eccitanti.
Sigmund Freud la studiò a fondo dal 1884, descrivendola nel saggio Sulla cocaina come cura per depressione, asma e dipendenze, ispirando Carl Koller a usarla come anestetico oculare.
Consumata da soldati, artisti e dall’alta borghesia (nonché dal letterario Sherlock Holmes), fu inserita tra le sostanze proibite negli Stati Uniti con l’Harrison Act del 1914.
La sua storia, ha scritto Giancarlo Arnao, mostra come tra “medicine” e “droghe” esista un dato comune: il meccanismo farmacologico.
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