Overdose: obiettivo quota zero

Il numero delle overdose torna ad aumentare: naloxone, assistenza e politiche di riduzione del danno possono fare la differenza

data di pubblicazione:

11 Settembre 2026

Un articolo di FuoriLuogo riporta una riflessione basata sugli ultimi dati relativi alle morti per overdose. Nel 2025 in Italia sono morte almeno 249 persone per intossicazione acuta da sostanze, quasi cinque ogni settimana. Il dato, contenuto nella Relazione al Parlamento sulle dipendenze 2026, rappresenta un aumento del 7,8% rispetto alle 231 vittime registrate nel 2024. Si tratta delle morti direttamente accertate dalle forze dell’ordine, quindi di un numero che non comprende necessariamente tutti i decessi collegati al consumo di sostanze.

La situazione è comunque molto diversa da quella degli anni Novanta, quando le vittime superarono le 1.500 all’anno. La forte diminuzione fu favorita soprattutto dagli interventi di riduzione del danno, come i trattamenti con metadone, le unità di strada, i servizi a bassa soglia e la distribuzione del naloxone, un farmaco in grado di contrastare rapidamente un’overdose da oppioidi. Negli ultimi anni, però, questa diminuzione si è fermata.

Anche le sostanze maggiormente coinvolte stanno cambiando. Nel 2025 la cocaina è stata associata a circa un decesso direttamente accertato su tre ed è risultata presente in una parte significativa dei ricoveri droga-correlati. Crescono inoltre i casi di policonsumo e le nuove sostanze psicoattive, rendendo più difficile prevedere gli effetti delle diverse combinazioni.

Secondo gli esperti, per ridurre ulteriormente le morti servirebbe rafforzare gli interventi di riduzione del danno. Il naloxone dovrebbe essere facilmente disponibile nei SerD, nelle farmacie, nelle carceri, nei dormitori e nei luoghi di aggregazione. Sarebbero inoltre utili servizi di drug checking, sistemi di allerta rapida, stanze del consumo sicuro e trattamenti più facilmente accessibili.

Un altro problema è la disuguaglianza territoriale: alcuni servizi sono presenti soltanto in determinate città e non tutti hanno le stesse possibilità di ricevere assistenza.
La prevenzione, si legge nell’articolo, non dovrebbe basarsi esclusivamente sulla repressione. Informare, ridurre lo stigma e permettere alle persone di chiedere aiuto senza paura può contribuire concretamente a salvare vite. Le 249 morti del 2025 mostrano che il problema è ancora presente e che l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente ridurre il numero delle vittime, ma arrivare a zero.

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