Furto di fentanil a Roma: una riflessione

Accesso alle cure e progetti di riduzione del danno sono le azioni da implementare

In Italia, la situazione è radicalmente diversa: il picco di morti si è registrato nel 1996, seguito da una lunga discesa fino al minimo storico del 2021. Nencini evidenzia che la differenza tra Europa e Stati Uniti risiede in ciò che la società fa per tutelare i propri membri.

data di pubblicazione:

21 Luglio 2026

L’articolo di Paolo Nencini, intitolato “Il vero antidoto al fentanil è la riduzione del danno”, analizza criticamente l’allarme mediatico e politico scatenatosi in Italia dopo il furto di fiale di fentanil in un ospedale romano.
L’autore sostiene che l’evocazione di un’imminente epidemia di overdose simile a quella statunitense sia ingiustificata se non si considerano le radici profonde del fenomeno.
La sua riflessione prende le mosse dall’analisi degli epidemiologi Jalal e Burke, che hanno studiato la crescita esponenziale delle morti per overdose negli Stati Uniti a partire dal 1979.
I risultati mostrano una regolarità impressionante: un aumento del 9% annuo per quasi quarant’anni, indipendentemente dalla sostanza specifica (ossicodone, eroina o fentanil). Secondo gli studiosi, questa curva indica che il processo è alimentato da fattori che agiscono “in maniera autocatalitica nel senso che il processo è accelerato dai suoi stessi prodotti”.
Più che una crisi farmacologica, si tratterebbe di una crisi sociale, definita dai ricercatori Case e Deaton come “morti per disperazione”, frutto della ristrutturazione neoliberista.
In Italia, la situazione è radicalmente diversa: il picco di morti si è registrato nel 1996, seguito da una lunga discesa fino al minimo storico del 2021. Nencini evidenzia che la differenza tra Europa e Stati Uniti risiede in ciò che la società fa per tutelare i propri membri.
L’analisi della pandemia di Covid-19 conferma questa tesi: l’aumento dei decessi in quel periodo non è stato causato solo dal fentanil, ma da isolamento, disoccupazione e difficoltà di accesso alle cure. In questo scenario, l’articolo identifica come fattori di protezione determinanti:
  • avere un impiego.
  • accedere al trattamento con metadone.
  • il potenziamento dei servizi di trattamento della dipendenza.
  • le politiche di riduzione del danno all’interno di un sistema di protezione sociale.
L’autore sottolinea che “ciò che fa la differenza nel determinare le dimensioni numeriche delle morti per overdose non è tanto il tipo di sostanza in circolazione […] quanto ciò che la società fa per proteggere i propri cittadini”. Il calo della mortalità osservato negli USA a partire dalla metà del 2023 è infatti attribuito proprio al rafforzamento di questi presidi di salute pubblica.
In conclusione, Nencini esorta i decisori politici a non lasciarsi andare a facili allarmismi securitari, ma a investire seriamente nella riduzione del danno, definita come la “via maestra” e il vero antidoto a qualsiasi potenziale crisi legata agli oppioidi. Mentre la gestione dei furti di farmaci deve restare di competenza della polizia, la politica deve concentrarsi sul rafforzamento del welfare e dei servizi sanitari per garantire la tenuta sociale e la salute dei consumatori.
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