Conseguenze del consumo di protossido d’azoto nel Regno Unito

I consumatori sono diminuiti ma i consumi massicci sono aumentati

Attualmente, il protossido d'azoto rappresenta il 6% di tutti i casi di minori in cura per tossicodipendenza, il doppio rispetto a pochi anni fa. Anche l'ente di beneficenza Re-Solv ha segnalato un aumento del 50-70% nelle richieste di supporto, con un'età media degli utenti di 25 anni.

data di pubblicazione:

4 Giugno 2026

La messa al bando del protossido d’azoto nel Regno Unito, introdotto nel novembre 2023 con la classificazione della sostanza come droga di Classe C, ha prodotto risultati paradossali: sebbene il numero complessivo di consumatori sia diminuito, i danni alla salute e i rischi ambientali sono drasticamente aumentati. E’ questa una riflessione che si può trovare su un articolo pubblicato sul sito Talking Drugs
Interessanti i dati sulle persone in carico ai servizi. Nonostante il Crime Survey del governo indichi che il consumo tra i giovani di 16-24 anni sia sceso dell’85% rispetto al picco del 2019/20, la pressione sulle strutture sanitarie è esplosa. Il numero di minori in trattamento per abuso di inalanti e solventi (incluso il “gas esilarante”) è quasi triplicato, passando dai 329 casi del 2021/22 ai 919 casi del 2024/25.
Attualmente, il protossido d’azoto rappresenta il 6% di tutti i casi di minori in cura per tossicodipendenza, il doppio rispetto a pochi anni fa. Anche l’ente di beneficenza Re-Solv ha segnalato un aumento del 50-70% nelle richieste di supporto, con un’età media degli utenti di 25 anni.
Meno consumatori, ma quantità maggiori. Le fonti indicano che la proibizione ha allontanato i consumatori occasionali, ma ha spinto chi ha un uso problematico verso abitudini molto più pericolose. Si è verificato uno spostamento dalle piccole cartucce da 8g ai grandi contenitori “SmartWhip” da 600g, che sono diventati lo standard di mercato.
Questo cambiamento ha portato a:
  • Un consumo di dosi maggiori: l’uso di cilindri grandi rende difficile monitorare quanto gas si consuma, portando all’inalazione di quantità enormi che aumentano il rischio di svenimento e ipossia.
  • maggiori danni fisici: l’inalazione diretta dai cilindri causa ustioni da freddo estremo alla bocca e ai polmoni, richiedendo spesso interventi chirurgici e innesti cutanei. L’uso prolungato provoca gravi danni neurologici e alla colonna vertebrale a causa della carenza di vitamina B12, con casi di perdita della mobilità.
  • Sequestri record: La polizia ha registrato un aumento del 2.185% nella quantità di gas sequestrato, segno che, nonostante ci siano meno consumatori, circola molta più sostanza in volumi elevati.
Danni ambientali e pericoli pubblici. I grandi contenitori rappresentano una grave minaccia ambientale. Essendo classificati come rifiuti pericolosi, richiederebbero uno smaltimento speciale; tuttavia, vengono spesso abbandonati per strada o gettati nei rifiuti comuni.
Ciò causa esplosioni negli inceneritori e nei centri di riciclaggio: un solo impianto a sud-est di Londra ha registrato ben 2.300 esplosioni legate a questi cilindri nel solo 2025. Gli esperti descrivono questi contenitori come vere e proprie “bombe a orologeria” per le infrastrutture di gestione dei rifiuti.
In conclusione per l’articolo questa situazione mostra come la proibizione abbia involontariamente concentrato il rischio su una fascia vulnerabile della popolazione, aggravando sia l’impatto sanitario che quello ecologico.
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