I disturbi alimentari hanno un genere?

il fenomeno dei disturbi alimentari negli uomini è in crescita

Proviamo a chiederci se ci sono differenze tra anoressia maschile e femminile, in termini di presentazione, sintomatologie e trattamenti?

data di pubblicazione:

27 Febbraio 2026

I disturbi alimentari non fanno distinzione di età, etnia, orientamento sessuale o di genere, si legge in un approfondimento di Lilac, centro DCA, ma è davvero così?

In occasione dell’avvicinarsi al mese per la prevenzione dei disturbi alimentari proviamo a chiederci se ci sono differenze tra anoressia maschile e femminile, in termini di presentazione, sintomatologie e trattamenti. 

Sebbene i dati diffusi in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla 2025 rivelino come la prevalenza del disturbo coinvolga prevalentemente la popolazione femminile con un rapporto di 1:9, numerosi studiosi sottolineano come “i tassi di prevalenza dei disturbi alimentari maschili siano una grave sottostima”.

La dispercezione corporea, l’isolamento sociale, i disturbi d’ansia e depressivi si ritrovano come principali segnali sia negli uomini che nelle donne mentre le differenze si possono riscontrare nella percentuale di insorgenza e in alcune cause legate all’aspetto fisico.

Gli uomini riferiscono spesso di avere obiettivi di forma diversi: la magrezza quindi diventa strumento per l’uomo che soffre di anoressia di ottimizzare la visibilità della muscolatura, tanto da far emergere spesso anche problemi di dismorfismo muscolare. La comprensione di questa ricerca ossessiva della muscolosità richiede una maggiore attenzione ai comportamenti compulsivi legati all’esercizio fisico, alla restrizione alimentare e ai comportamenti compensatori come caratteristica principale della malattia. Per quanto riguarda il maschile, quindi, affidarsi a un quadro tradizionale orientato alla magrezza può essere inadeguato e fuorviante.

L’immagine corporea è soggetta al giudizio costante di media, famiglia e amici, soprattutto nella fase giovanile e adolescenziale, oltre ad essere legata a vissuti traumatici come episodi di bullismo ed emarginazione. Una ricerca fa emergere come ci sia una relazione tra orientamento sessuale e prevalenza di insoddisfazione corporea e dei comportamenti alimentari disfunzionali, legata anche alla discriminazione e le condizioni avverse subite.

È auspicabile, dunque, stabilire linee guida mediche, psicologiche e psichiatriche che siano più inclusive per l’esperienza maschile. Innanzitutto, è fondamentale il riconoscimento dei fattori di contesto socioculturale, delle pressioni psicologiche e dell’espressione di genere sui maschi e sulla mascolinità. Una diagnosi errata, infatti, porta a un maggiore rafforzamento della malattia e a una maggiore durata del disturbo.

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