gioco d’azzardo e interessi economici

le entrate erariali da sempre rappresentano un interesse per gli Stati

Anche se la storia della liaison tra denaro e gioco comincia nell’antichità con il diritto romano è nel Duecento che gli Stati europei colgono le grandi opportunità di guadagno che l’applicazione del denaro al gioco può generare, è in quel momento che nasce lo “Stato biscazziere"

data di pubblicazione:

26 Febbraio 2026

Il Gioco d’azzardo da centinaia di anni rappresenta una occasione per lo Stato di fare cassa. E’ quanto racconta in parte un articolo sul sito Doppiozero che, nonostante sia stato scritto diversi anni fa, rimane molto attuale nella sua riflessione. All’epoca (era il 2016) l’ammontare della spesa degli italiani per il gioco era di circa 96 miliardi di euro e le entrate dello Stato erano 10,5 miliardi. Nel 2024 sono stati giocati dagli italiani 157,4 miliardi di euro e le entrare per lo stato sono state 11,5 miliardi circa. Numeri che fanno riflettere sul fatto che sia davvero un’occasione per la Stato.

Anche se la storia della liaison tra denaro e gioco comincia nell’antichità con il diritto romano è nel Duecento che gli Stati europei colgono le grandi opportunità di guadagno che l’applicazione del denaro al gioco può generare, è in quel momento che nasce lo “Stato biscazziere“.

“Nel Cinquecento il gioco d’azzardo entra nell’età moderna quando da un lato si mettono a punto e si raffinano le norme giuridiche che regolamentano le transazioni di denaro, e, dall’altro, si esplicita la contraddizione tra l’azzardo e la sua dubbia eticità. Il gioco d’azzardo come “peccato” rimane una costante, un tarlo che le società hanno sempre avvertito, ma mai espulso attraverso una elaborazione eticamente convincente”.

Tanto che la Chiesa Cattolica stessa nel 1731, a fronte di vantaggi economici immensi e convincenti, lo rese lecito.

Nell’Ottocento ci fu una specie di sospensione, con “(…) le nuove istanze sociali che orientavano i costumi verso il merito del lavoro piuttosto che sulla fortuna, e contro il gioco di fortuna, “la più immorale fra le tante imposte dello stato”, tanto che Francia e Inghilterra si risolsero ad abolire le lotterie pubbliche”.

Nel Novecento però si torna a esaltare il gioco di fortuna grazie al rapidissimo sviluppo delle tecnologie sempre più raffinate, dalla Liberty Bell, la prima slot machine (che porta il nome della campana dell’indipendenza americana) dei primi del secolo fino alla possibilità di oggi di giocare in ogni momento tramite lo smartphone.

Di fronte ad uno scenario che da anni non cambia e che vede il gioco d’azzardo aumentare, così come le situazioni di disagio sociali a sanitarie ad esso collegate, cosa può fare uno Stato? E’ una domanda che l’articolo si poneva già nel 2017 per capire se fosse stato possibile “(…) garantire il giusto equilibrio tra le incomprimibili pulsioni innate del gioco e le necessità di una loro corretta gestione”.

 

 

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