Fumo da tabacco e riduzione del danno: uno studio italiano

I prodotti a tabacco riscaldato (HTP) potrebbero rappresentare una alternativa meno rischiosa

"La riduzione del danno rappresenta una strategia medica pragmatica, particolarmente rilevante quando l’eliminazione completa del rischio non è fattibile. Come evidenziato nello studio, un’ampia porzione di fumatori (a volte anche pazienti) trova difficile o non desidera smettere di fumare attraverso interventi farmacologici o comportamentali convenzionali, che spesso producono bassi tassi di cessazione a lungo termine

data di pubblicazione:

22 Febbraio 2026

Il fumo di tabacco rimane una delle principali cause di mortalità a livello mondiale e continua a rappresentare uno dei maggiori fattori di rischio modificabili per la salute pubblica globale. Per questo ridurre l’inizio del fumo e aumentare la cessazione sono obiettivi complessi ma perseguibili dagli enti di salute pubblica

Uno studio scientifico italiano, pubblicato sulla rivista Internal and Emergency Medicine, fa il punto sulle conoscenze scientifiche attuali riguardo all’utilizzo dei prodotti a tabacco riscaldato (HTP, dall’inglese “heated tobacco products) come alternativa alle sigarette tradizionali.

“A differenza delle sigarette convenzionali, gli HTP funzionano riscaldando il tabacco attraverso un dispositivo alimentato a batteria che regola rigorosamente la temperatura a cui il tabacco viene riscaldato. A seconda del prodotto, le unità HTP operano tipicamente entro un intervallo di temperatura controllato che può raggiungere circa 350°C, mentre le sigarette convenzionali bruciano il tabacco a circa 800°C.

Questo riscaldamento ridotto produce aerosol contenenti concentrazioni significativamente inferiori di sostanze tossiche. Gli studi hanno dimostrato che le sigarette convenzionali producono livelli significativamente più elevati di radicali liberi sia in fase particellare che gassosa rispetto agli HTP”.

Lo studio dell’Università Sapienza di Roma, ha utilizzato una metodologia di “scoping review” – una revisione sistematica della letteratura scientifica disponibile.

L’analisi ha incluso 17 studi focalizzati su esiti cardiovascolari, 6 su esiti respiratori e 11 su entrambi. Gli studi hanno esaminato l’associazione tra l’uso di HTP e sigarette convenzionali con esiti cardiovascolari e respiratori, includendo sia ricerche condotte indipendentemente sia studi sponsorizzati dall’industria del tabacco.

Gli autori dello studio evidenziano che, “(…) nonostante l’eterogeneità dei dati disponibili, le evidenze attuali suggeriscono che gli HTP sono associati a un impatto dannoso inferiore sui sistemi cardiovascolare e respiratorio rispetto alle sigarette convenzionali.

Gli HTP non sono privi di rischi per la salute in quanto non esiste un fumo innocuo ma nella maggior parte dei casi il rischio appare ridotto rispetto alle sigarette convenzionali”.

“La riduzione del danno rappresenta una strategia medica pragmatica, particolarmente rilevante quando l’eliminazione completa del rischio non è fattibile. Come evidenziato nello studio, un’ampia porzione di fumatori (a volte anche pazienti) trova difficile o non desidera smettere di fumare attraverso interventi farmacologici o comportamentali convenzionali, che spesso producono bassi tassi di cessazione a lungo termine.

In questo contesto, il passaggio agli HTP potrebbe rappresentare un’opzione da considerare, soprattutto per le persone con condizioni di salute croniche che non riescono a smettere completamente”. 

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