Intelligenza artificiale e salute: quali connessioni

sulla salute tra medico e paziente si è inserita l'AI

Tra i giovani (18-34 anni), l’AI ha già superato Google: il 72,9% la usa come primo strumento per cercare informazioni sulla salute, contro il 57,4% che preferisce il motore di ricerca tradizionale. Tra gli over 54, il rapporto si inverte drasticamente: Google domina al 93,1%, l’AI si ferma al 26,1%

data di pubblicazione:

6 Febbraio 2026

ChatGPT, Gemini e Claude quanto sono influenti nelle abitudini sanitarie quotidiane degli italiani? E’ quanto cerca di indagare la ricerca Salute artificiale, realizzata dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido.

I dati emersi dicono che oggi “la ricerca online sulla salute non è più un’eccezione: è la norma. Il 94,2% della popolazione cerca informazioni su sintomi, malattie e terapie attraverso internet e AI. Di questi, oltre la metà (53,3%) lo fa con frequenza regolare. Ma il dato più straordinario riguarda l’Intelligenza Artificiale generativa: il 42,8% degli italiani la utilizza già per informarsi sulla propria salute, facendone il secondo strumento dopo Google (73,5%)”.

Uno spartiacque sull’utilizzo dell’IA è rappresentato sicuramente dall’età. “Tra i giovani (18-34 anni), l’AI ha già superato Google: il 72,9% la usa come primo strumento per cercare informazioni sulla salute, contro il 57,4% che preferisce il motore di ricerca tradizionale. Tra gli over 54, il rapporto si inverte drasticamente: Google domina al 93,1%, l’AI si ferma al 26,1%”.

Siamo di fronte a due approcci diversi, destinati a definire la medicina nei prossimi anni.

Anche rispetto alle visite mediche in presenza l’utilizzo dell’IA ha conseguenze importanti.

“La visita medica non è più un momento isolato. L’85,7% degli italiani consulta internet o l’AI prima o dopo l’appuntamento con il medico. Il digitale “assedia” la consultazione professionale, la precede, la segue, la mette in discussione. Il 63,9% ha utilizzato informazioni trovate online per verificare la diagnosi o la terapia suggerita dal medico. E tra chi verifica, il 62,7% ammette di aver messo in dubbio almeno una volta le raccomandazioni ricevute”.

Un’altra conseguenza di questo utilizzo sono le interruzioni di diagnosi o trattamenti decisi in autonomia, un fenomeno da monitorare. Il 14,1% degli italiani ha modificato o interrotto una terapia basandosi su informazioni trovate online, senza consultare il medico. Di questi, il 6% lo ha fatto più di una volta o sistematicamente”.

La ricerca documenta il passaggio da un modello duale (medico-paziente) a un modello triangolare (medico-paziente-digitale). L’informazione algoritmica è diventata il terzo attore della relazione sanitaria, con tutte le opportunità e i rischi che questo comporta”.

 

 

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