i social network vanno a processo negli USA

sono accusati di non fare abbastanza per limitare i rischi alla salute mentale dei giovani

Il processo, che riguarderà dove casi simili, non cercherà di stabilire solo se i meccanismi con cui sono creati i social possono dare dipendenza, ma anche se i dirigenti delle aziende ne erano al corrente e non hanno fatto nulla per limitare le conseguenze negative per la salute. 

data di pubblicazione:

2 Febbraio 2026

I filtri per modificare le foto sui social e la possibilità di scorrere all’infinito i contenuti potrebbero essere messi sotto accusa in un tribunale USA. In un articolo sul sito IlPost.it si parla del processo in atto contro i principali social network, rei di aver creato volontariamente dei prodotti che generano dipendenza, specialmente negli utenti più giovani, causando vari danni tra cui ansia, depressione e autolesionismo.

Il processo, che riguarderà nove casi simili, non cercherà di stabilire solo se i meccanismi con cui sono creati i social possono dare dipendenza, ma anche se i dirigenti delle aziende ne erano al corrente e non hanno fatto nulla per limitare le conseguenze negative per la salute.

In particolare l’accusa si concentrerà su alcuni meccanismi, quali i filtri per le foto e lo scrolling.

Essa “(…) sostiene che alcune caratteristiche specifiche dei social siano state create per generare dipendenza, senza curarsi delle conseguenze per gli utenti. Tra queste ci sono la possibilità di scorrere all’infinito (nota come infinite scroll), la riproduzione automatica dei video e i suggerimenti di contenuti generati dagli algoritmi.

Sono citati come nocivi anche i filtri per modificare le foto, presenti soprattutto su Instagram e Snapchat. Per esempio quelli che permettono di modificare profondamente il volto di una persona, adeguandolo a un certo standard di bellezza, sono stati spesso accusati di acuire problemi psicologici legati al rapporto tra le persone e i loro corpi e di causare problemi quali ansia, depressione, dismorfofobia (ossia una preoccupazione eccessiva per difetti fisici, spesso minimi)”.

Se da una parte l’accusa userà come tattica quella adottata anni fa per i processi contro le aziende produttrici di sigarette, dove si sostenne che queste sapevano dei rischi, ma non hanno fatto nulla per contenerli, la difesa si baserà sul fatto che non esiste una prova scientifica ad oggi che social network possano creare dipendenza.

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