uso problematico dei social media e dissociazione corporea

La ricerca si è svolta in due momenti a distanza di quattro mesi, permettendo di osservare come l’uso prolungato e problematico dei social network influisca sul rapporto con il proprio corpo

la ricerca sottolinea come l’uso problematico dei social media possa predire un aumento della dissociazione corporea e dell’assorbimento immaginativo nel tempo

data di pubblicazione:

21 Dicembre 2025

Una ricerca, condotta su studenti universitari, evidenzia come l’uso problematico dei social media si associ a una crescente dissociazione corporea. Di seguito una sintesi della ricerca pubblicata su Sanità informazione.

“Passare molte ore sui social network non influisce solo sull’umore o sulla concentrazione: secondo una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Behavioral Addictions, l’uso problematico dei social può portare a una crescente dissociazione corporea, con una minore attenzione alle proprie sensazioni e una percezione di sé sempre più distaccata.

Lo studio, condotto su studenti universitari italiani da Silvia Casale (Università di Firenze), Simon Ghinassi (Università di Pisa) e John D. Elhai (University of Toledo), evidenzia l’impatto delle piattaforme basate sull’apparenza, come Instagram, e l’importanza di un utilizzo più consapevole dei social.

Secondo i dati raccolti, più della metà dei 216 studenti coinvolti nello studio tra il 2023 e il 2024 trascorreva almeno due ore al giorno sui social. Instagram è risultata la piattaforma più utilizzata, seguita da TikTok e, in misura minore, da X e Reddit. La ricerca si è svolta in due momenti a distanza di quattro mesi, permettendo di osservare come l’uso prolungato e problematico dei social network influisca sul rapporto con il proprio corpo.

“Lo studio chiarisce per la prima volta la direzione del legame tra dissociazione corporea e uso problematico dei social”, spiega Ghinassi. I risultati indicano che l’uso compulsivo dei social cosiddetti appearance-based, come Instagram, può portare a un progressivo distacco dal corpo e dalle proprie sensazioni fisiche.

Casale aggiunge che il funzionamento di queste piattaforme, basato sull’editing e la manipolazione delle immagini di sé, spinge gli utenti a rappresentarsi attraverso versioni idealizzate e a osservare se stessi da una prospettiva esterna, come se ci si guardasse “in terza persona”. Con il tempo, questo può favorire esperienze di dissociazione.

Oltre al distacco corporeo, l’uso intensivo dei social può aumentare il fenomeno dell’assorbimento immaginativo, ossia la tendenza a concentrarsi sui mondi immaginari a discapito di quelli reali. Ciò comporta una ridotta consapevolezza di ciò che accade attorno a sé e può influire negativamente sulla vita quotidiana. Lo studio sottolinea dunque la necessità di promuovere un utilizzo più consapevole dei social media, soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani, considerando i possibili effetti sulla percezione corporea e sulla connessione con l’ambiente reale.

L’analisi longitudinale dello studio, basata su due rilevazioni a distanza di quattro mesi, ha confermato che l’uso problematico dei social media può predire un aumento della dissociazione corporea e dell’assorbimento immaginativo nel tempo.

Non sono stati rilevati altri effetti cross-lagged significativi (ovvero relazioni reciproche tra due o più variabili misurate in tempi diversi), confermando la direzione del fenomeno: più si utilizzano i social in maniera compulsiva, maggiore è il distacco dalla propria esperienza corporea.

In sintesi, il lavoro di Casale, Ghinassi ed Elhai rappresenta un contributo importante per comprendere le conseguenze psicologiche dei social media, evidenziando che la cosiddetta “bulimia da social” non riguarda solo attenzione e umore, ma anche il modo in cui percepiamo il nostro corpo e ci relazioniamo con la realtà che ci circonda.”

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