Gioco d’azzardo e gaming: quali relazioni?

i meccanismi di funzionamento tra le due pratiche di gioco sono sempre più frequenti

L'attenzione degli interventi si deve spostare dalla persona che si ammala al prodotto. Tanti anni fa generalmente chi si ammalava di gioco d’azzardo era spesso una persona con vulnerabilità e con una predisposizione individuale o sociale, con difficoltà nel controllo degli impulsi oppure cresciuta in una famiglia in cui si “giocava”. Oggi al contrario il prodotto vince. Su tutti. L’aggressione è talmente forte che ci può cascare chiunque

data di pubblicazione:

11 Dicembre 2025

Sul sito Vita.it un interessante articolo approfondisce il legame tra gaming e gioco d’azzardo. Due pratiche di gioco molto comuni tra i giovani che, secondo Claudia Mortali (primo ricercatore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità) hanno un legame molto stretto.

Un legame rappresentato dal fatto che ” moltissimi videogiochi usano dinamiche psicologiche e di ricompensa simili a quelle delle scommesse, ricompense casuali, premi che simulano “quasi vincite”, monete virtuali che aprono le porte a spese con monete reali. Sono progettati con elementi che “allenano” fin da giovanissimi ad assimilare meccanismi tipici dell’azzardo. Mentre dall’altra parte i giochi d’azzardo hanno attinto dal gaming tutte quelle caratteristiche di immersività e di continuità tipiche dei giochi on line”.

Mortali nell’articolo spiega bene quali sono i meccanismi che stanno alla base del gioco d’azzardo, meccanismi che hanno la funzione di tenere legate le persone sempre di più al gioco. Si tratta dei meccanismi della ricompensa casuale e del rinforzo intermittente. Il primo compare proprio perché “(…)  nella scommessa non c’è certezza della vincita e proprio questa incertezza – vincerò o perderò? – produce nel cervello la dopamina che crea eccitazione già mentre si aspetta l’esito”.

Il secondo meccanismo è “(…) forse uno dei più potenti: il cervello riceve ricompense a volte (ma non sempre) e in modo imprevedibile. È il tipo di rinforzo più capace di generare compulsione. E ormai quasi tutti i videogiochi sfruttano questi meccanismi”.

Dai dati che vengono raccolti Mortali vede, negli ultimi anni, un peggioramento soprattutto tra i minori. ” È aumentata molto tra i minori la pratica del gioco d’azzardo online e i giocatori risultano molto più problematici di prima. Infatti, chi gioca d’azzardo online ha più probabilità di diventare problematico rispetto a chi gioca in un luogo fisico. L’online, quindi, con la sua pervasività è il driver principale della dipendenza”.

Un peggioramento dovuto al fatto che i minori sono sottoposti, come gruppo sociale, ad un pressing incalzante da parte del marketing. Si è capito che i minori sono i consumatori del presente e del futuro, e quindi sono un facile bersaglio.

Questo fa si che l’attenzione degli interventi di prevenzione, secondo Mortali, si debba spostare “(…) dalla persona che si ammala al prodotto. Tanti anni fa generalmente chi si ammalava di gioco d’azzardo era spesso una persona con vulnerabilità e con una predisposizione individuale o sociale, con difficoltà nel controllo degli impulsi oppure cresciuta in una famiglia in cui si “giocava”. Oggi al contrario il prodotto vince. Su tutti. L’aggressione è talmente forte che ci può cascare chiunque”.

Per affrontare questa situazione, proprio durante l’ultima Conferenza nazionale sulle dipendenze, sono state presentate delle proposte di intervento. La prima  inserire il gaming disorder (la dipendenza da gaming) nei Lea. Poi la necessità di rivedere i servizi per le dipendenze sui territori: i SerD non sono adeguati a prendere in carico né i minori né altre fasce della popolazione che non si identificano con quel tipo di luogo nato per le tossicodipendenze”.

L’articolo si chiude con una riflessione sui costi sociali e sanitari della dipendenza dal gioco d’azzardo, che non sempre è facilmente quantificabile. Sicuramente spesso non riguarda solo il giocatore o la giocatrice, ma coinvolge anche intere famiglie. Un coinvolgimento che non è rappresentato solo da un danno economico ma anche di un danno alla salute.

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