7a CONFERENZA NAZIONALE SULLE DIPENDENZE -5a PARTE

il Dipartimento dedicato della Presidenza del Consiglio è passato da una denominazione che riguardava le “politiche antidroga” a “Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze”

i lavori della Conferenza nazionale hanno messo al centro dell'attenzione tutte le dipendenze patologiche, comprese quelle comportamentali

data di pubblicazione:

14 Novembre 2025

Un commento, pubblicato sul proprio blog, di Riccardo Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, approfondisce alcuni temi della settima Conferenza Nazionale sulle droghe.

“Le parole sono importanti”, come diceva il personaggio di un film di Nanni Moretti e, infatti, anche se potrebbe sfuggire il dettaglio, sono state messe in disparte le parole della legge in vigore, passando da una Conferenza nazionale sui “problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope” ad una “Conferenza Nazionale sulle Dipendenze”.

Un allargamento di campo che appare lodevole ed anche razionale ma, attenzione, usando una macchina fotografica, cambiando la focale dell’obiettivo, e spostandosi anche di poco, si possono mettere in rilevo o meno particolari diversi della stessa scena, aumentarne o diminuirne la definizione.

Così, mettendo al centro dell’inquadratura tutte le dipendenze patologiche comprese quelle che non hanno a che fare con le droghe, la Conferenza nazionale ha scelto una visione grandangolare dello scenario e, rispetto alle parole della Legge del ’90, ha spostato i problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope dal centro dell’inquadratura, ora occupata da tutte le dipendenze patologiche, anche non da sostanze, ai bordi. Così anche la discussione sulla la liceità o meno di determinati consumi, è passata in secondo piano.

Un modo di inquadrare il problema che potrebbe essere ragionevole, perché i “soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura” ormai non si occupano più solo di dipendenza da sostanze ma che, inevitabilmente, rischia di scotomizzare proprio una delle funzioni importanti della Conferenza nazionale, per come era originariamente pensata, lasciando molti temi in sospeso.

Le politiche su droga e diritti umani, la riduzione del danno e la regolamentazione più o meno restrittiva sull’uso di droghe, sono diventate, così, il cardine di una Controconferenza, convocata negli stessi giorni, che ritorna a fotografare la scena con una inquadratura più tradizionale per mettere al centro dello scenario molti problemi irrisolti.

Ritornando, però, sulla considerazione che le parole sono importanti, noto che il Dipartimento dedicato della Presidenza del Consiglio è passato da una denominazione che riguardava le “politiche antidroga” a “Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze”.

Un tentativo di assemblare, nella denominazione, piani logici diversi. D’altra parte, per il Governo, dichiararsi contro la droga (illecita) è meno problematico di dichiararsi contro l’alcol, il tabacco o il gioco d’azzardo che, pur generando dipendenze ed altri problemi gravi, non solo sono legali, ma comportano profitti anche per lo Stato. Dichiararsi istituzionalmente contro la Rete, i social ed i device che sono alla base della nostra società interconnessa, diventerebbe, poi, addirittura anacronistico.

Ma, nelle parole “contro la droga e le altre dipendenze”, convivono due anime: la prima è indirizzata a scotomizzare ed escludere dalla discussione, non solo della Conferenza, tutto ciò che riguarda la legislazione “antidroga”, per lasciarla più o meno così com’è, visto che è troppo divisivo discuterne, ma la seconda potrebbe anche riportare il tema delle dipendenze patologiche dalle droghe illecite nell’ambito di un impegno generale che riguarda la prevenzione, l’educazione, l’informazione, la cura, il prendersi cura e la riabilitazione, più che la repressione.

È difficile prevedere quale delle due anime prevarrà, ma credo che, volendo, potremmo attingere ad un nostro storico substrato culturale e di welfare, adatto per mettere in discussione le parole di una Legge, nata negli anni ’90, sull’onda di una precedente “guerra alla droga”, che non ha portato a buoni risultati, anche negli USA dove era stata inventata. Una Legge dove la sanzione, la limitazione della libertà personale o la punizione del consumatore, era intesa come un modo per arginare la diffusione dei consumi e spingere i tossicodipendenti alla cura.

Nessuno, probabilmente, si aspetta rivoluzioni, in questo campo dal nostro Governo attuale e, tantomeno, dal Parlamento, in questa legislatura, ma il cambio delle parole c’è stato. Giuste o sbagliate che siano è un cambiamento, a suo modo, sorprendente: potrebbe essere considerato un primo segnale di voler prendere in considerazione le molte contraddizioni che contraddistinguono gli scenari attuali.

D’altra parte è stata la stessa Giorgia Meloni a dire “Le vecchie dipendenze si sovrappongono e intrecciano a nuove generando fragilità e problemi spesso sconosciuti in passato, e questa realtà complessa richiede risposte coraggiose, concrete lungimiranti”. Parole che lasciano aperta la strada a cambiamenti, probabilmente ancora da costruire, ma che richiamano a un ruolo diverso della politica e dello stesso Governo, proprio in cerca di quella coralità che è stata più volte auspicata anche dal Capo dello Stato.

Osservando i temi della Conferenza governativa, assieme a quelli rappresentati nella Controconferenza, personalmente, vedo molti elementi utili proprio per discutere ed orientarsi nella nostra complessa realtà. Riusciranno ad essere utilizzati dalla politica per costruire risposte coraggiose, concrete lungimiranti o finiranno rinchiusi in verbali utili per dibattiti e scontri in cui il valore delle parole verrà annullato dalla mancanza di ascolto reciproco? Si, perché le parole sono importanti, anche per costruire un futuro migliore, risolvere le nostre fragilità e uscire dalle contraddizioni della nostra epoca, solo se vengono dette, ma anche ascoltate.”

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