7a CONFERENZA NAZIONALE SULLE DIPENDENZE – 2a parte

secondo Andrea Fantoma, sono da migliorare la carenza di co-programmazione e co-progettazione tra pubblico ed enti del Terzo settore, e la disomogeneità tra regioni e disparità territoriali

fra le principali novità della VII Conferenza, lo spazio e l'attenzione dedicati in modo specifico alle dipendenze di tipo comportamentale (gioco d'azzardo, uso problematico tecnologie digitali)

data di pubblicazione:

11 Novembre 2025

Continuiamo con la rassegna stampa della VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, appena conclusasi a Roma. Di seguito, la sintesi del settimanale Vita di alcuni interventi delle varie sessioni plenarie.

«Insieme si può perseguire e conseguire che si può essere liberi dalla droga e dalle dipendenze. La norma prevede che la conferenza debba svolgersi ogni tre anni e che le conclusioni siano comunicate al Parlamento, al fine di individuare eventuali correzioni alla legge», ha detto Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

«Questa conferenza è l’occasione di una seria verifica dello stato dell’arte e di una seria visione di prospettiva su dove e come incidere meglio. Questa è la settima edizione, l’ultima si è svolta nel 2021 in forma ridotta a causa del Covid, la precedente risale al 2009. È un’importante occasione di confronto tra il mondo dell’associazionismo, le istituzioni, i professionisti dei settori sanitario e sociale, il Terzo settore». Mantovano ha sottolineato che, per la prima volta, in questa conferenza vengono trattate anche le dipendenze comportamentali.

«Nell’analisi complessiva dei servizi rivolti ai giovani, particolare importanza va rivolta al fenomeno dell’uso compulsivo di internet, del gioco d’azzardo, e anche del ritiro sociale», ha affermato Andrea Sergio Fantoma, medico internista, esperto in dipendenze patologiche e tossicodipendenze, aprendo la sessione plenaria con un intervento dedicato alla “Governance e integrazione tra servizi pubblici e privati”. «Nell’ambito delle dipendenze, tra le maggiori criticità, ci sono la carenza di co-programmazione e co-progettazione tra pubblico ed enti del Terzo settore, e la disomogeneità tra regioni e disparità territoriali, che comportano differenze nei modelli organizzativi e negli standard applicativi».

Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2025 sono 134.443 gli utenti presi in carico dai servizi ambulatoriali, «il 63% degli utenti ha tra i 30 e i 54 anni, il 23% ha superato i 54 anni, il 14% ha un’età inferiore ai 30 anni», ha detto Claudio Leonardi, presidente della Società italiana patologie da dipendenza – Sipad, cui era affidato il tema dei “Modelli innovativi di presa in carico”. «Il tempo di latenza tra primo uso e primo trattamento è in media di otto anni, era di cinque anni nel 2015. Sono quattro le criticità culturali: il focus è centrato solo sulla cura piuttosto che sulla recovery; sono deboli la comunicazione e il coordinamento tra gli attori del sistema; tra sistema pubblico e Terzo settore, ci sono una visione ancora settoriale degli interventi e la mancanza di una regia integrata».

«Le dipendenze rappresentano una sfida di salute pubblica, tutto ciò che è correlato al consumo di sostanze ha una ricaduta. Solo il 49% degli studenti italiani è coinvolto in programmi di prevenzione contro il 72% della media europea», ha affermato Sonia Salvini, responsabile Dipendenze regione Liguria, Dipartimento salute e servizi sociali, ufficio salute mentale, dipendenze e salute in ambito penale, nel suo intervento programmato su “Prevenzione precoce delle dipendenze con particolare riferimento a giovani e adolescenti”. «Inoltre, la divulgazione dei messaggi formativi è spesso irregolare e realizzata a macchia di leopardo. Prevenire il rischio di consumo di sostanze è prevenire il rischio di altri comportamenti dannosi».

Salvini ha ricordato anche i dati dello studio campionario Espad, dal quale emerge, da parte dei giovani, la «diminuzione di consumo di alcol, tabacco e cannabis e l’aumento di utilizzo di sigarette elettroniche, psicofarmaci non prescritti, uso di social media, gioco online e gioco d’azzardo. L’intreccio tra uso di sostanze psicoattive e comportamenti digitali a rischio rappresenta una nuova e complessa sfida per la salute pubblica dei più giovani. Tendenze particolarmente marcate si registrano tra le ragazzecon i tradizionali divari di genere nei consumi che si stanno riducendo o addirittura invertendo».

Secondo l’European drug report 2025, mentre il consumo medio negli adolescenti di alcol è di circa il 40% in Europa, sale al 50% in Italia. «Nella prevenzione precoce delle dipendenze tra gli adolescenti e i giovani, tra le linee di azione: la creazione di una governance nazionale integrata che assicuri continuità, monitoraggio e coordinamento; l’investimento in ricerca, innovazione e valutazione degli interventi; l’utilizzo e l’integrazione di risorse e strumenti già disponibili, l’investimento nella comunità educante, l’investimento nella formazione a tutti i livelli», ha concluso Salvini.

Per quanto riguarda gli strumenti di rilevazione, monitoraggio e valutazione d’impatto (outcome), «ruoli e responsabilità non sempre sono definiti tra ministero della Salute, Regioni e Pubblica amministrazione, Dipartimento politiche antidroga. Una delle cause principali della frammentarietà è l’assenza di un ente coordinatore con un mandato chiaro per armonizzare i flussi», ha sottolineato Monica Zermiani, dirigente psicologo, Uoc Dipendenze, Azienda Ulss 20 Verona.

Adele di Stefano, responsabile Uosd Salute mentale e dipendenze in ambito Penale – Asl Roma 1 ha portato l’attenzione sulle persone detenute con patologia da dipendenza. «Al 31 dicembre 2024, in Italia, risultano presenti 19.755 detenuti “tossicodipendenti”, il 32% della popolazione carceraria : il 96% è di genere maschile e il 35% di nazionalità straniera», ha detto.

«C’è la necessità di intercettare casi mai trattati, di trasformare una richiesta opportunistica (l’uscire dal carcere) in occasione di trattamento e cura. Il punto è come lavorare durante la detenzione per sviluppare consapevolezza di malattia e motivazione alla cura e al cambiamento. Le misure alternative sono molto poche», ha sottolineato di Stefano. «C’è assenza di monitoraggio nazionale sule misure alternative in termini di: numerosità e tipologia, tempistica per avvio (clinica e giudiziaria) ed efficacia».

«Una dipendenza comportamentale non coinvolge una sostanza chimica esterna, è spesso socialmente accettata o mascherata perché inizia come un comportamento normale o piacevole, che di per sé non è nocivo (come, invece, per le sostanze). Inoltre, attiva gli stessi circuiti cerebrali del piacere e della ricompensa», ha affermato Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra, direttore dipartimento di Neuroscienze Fondazione Poliambulanza di Brescia. «Nel 2024, erano 840mila gli studenti minorenni giocatori d’azzardo, oltre 160mila minorenni hanno giocato d’azzardo online almeno una volta, il 26% degli studenti italiani avevano un profilo problematico».

«Secondo l’indagine “Bambini digitali” dell’associazione Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo – Di.Te. e della Società italiana di psicologia clinica – Sipc, l’inizio all’esposizione agli schermi avviene tra due e tre anni e l’uso quotidiano, tra i tre e i quattro anni, c’è nel 60% dei bambini», ha detto Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione nazionale Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo. «Fino a sei anni, la durata media dell’uso dello smartphone è per il 43,2% dei bambini fino a un’ora al giorno, ma per il 16,9% è di più ore. Lo smartphone non crea dipendenza, tutto quello che ci mettiamo dentro sì».

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