Nuove linee guida per la prevenzione dell’HIV in ambito clinico

l'obiettivo delle linee guida è quello di rafforzare la sicurezza del percorso donatore-ricevente

data di pubblicazione:

22 Ottobre 2025

L’Ecdc – Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie – ha pubblicato le nuove linee guida tecniche per la prevenzione della trasmissione dell’HIV attraverso sangue, tessuti, cellule e gameti destinati all’uso clinico.

Un documento fatto in attuazione del Regolamento europeo 2024/1938 sulle sostanze di origine umana (SoHO), che si propone di rafforzare la sicurezza del percorso donatore-ricevente.

“Nonostante la disponibilità di terapie antiretrovirali efficaci e i progressi nella prevenzione, l’HIV continua a rappresentare un rischio serio nei percorsi clinici che prevedono l’utilizzo di sostanze biologiche umane. Il virus può infatti essere trasmesso attraverso sangue, tessuti, cellule riproduttive e non, e le conseguenze per il ricevente – o per l’eventuale nascituro nei casi di procreazione medicalmente assistita – possono essere gravi e durature.

Per questo motivo, le nuove linee guida insistono sulla necessità di mantenere standard elevati e aggiornati per l’identificazione e la gestione del rischio infettivo, con particolare attenzione ai tempi di rilevabilità dell’infezione e alle situazioni di maggiore vulnerabilità”.

All’interno di queste viene data particolare attenzione alla tempistica. Le linee guida raccomandano che il donatore non venga testato prima che siano trascorse almeno otto settimane dall’ultimo evento a rischio (rapporti sessuali non protetti, uso di droghe iniettabili, ecc.). Il periodo sale a 12 settimane per chi ha fatto uso di PrEP o PEP orale e addirittura a 24 mesi in caso di PrEP iniettabile.

Nel caso in cui un test risulti reattivo, la donazione non può essere utilizzata. Se la positività viene confermata, il donatore viene escluso in maniera permanente e deve essere indirizzato verso cure specialistiche. Nel caso in cui la reattività non venga confermata o rimanga indeterminata, le linee guida prevedono una possibile reintroduzione del donatore nei percorsi di screening dopo almeno otto settimane.

“Un punto chiave delle linee guida riguarda l’esclusione permanente di soggetti con diagnosi di HIV nota, anche se in terapia e con carica virale non rilevabile. Viene infatti ribadito che il principio “undetectable = untransmittable”, valido nei rapporti sessuali, non può essere applicato al contesto delle SoHO, dove le soglie infettive e le vie di trasmissione sono diverse e potenzialmente più rischiose”.

Le nuove linee guida non hanno solo una valenza clinica, ma anche istituzionale, nel senso che “(…) in un’Europa che promuove la mobilità dei pazienti e l’accesso alle cure transfrontaliere, anche la sicurezza deve viaggiare senza confini”.

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