gioco d’azzardo come tassa occulta sui poveri

nonostante la febbre del gioco continui a salire – la raccolta è aumentata di oltre il 500% in vent’anni – le entrate fiscali per l’erario crescono molto meno

il danno provocato dal gioco d'azzardo non va misurato solo sul profilo finanziario, ma anche dei costi diretti e indiretti del gioco d'azzardo patologico

data di pubblicazione:

25 Settembre 2025

Giuseppe Pignataro, Professore Associato di Politica Economica, Università di Bologna, riepiloga su Il Fatto quotidiano i principali dati e indicatori sul gioco d’azzardo in Italia, spiegando i motivi per i quali rappresenta una tassa occulta sui poveri.

“Oggigiorno milioni di persone continuano a scommettere non sull’eterno, ma sul quotidiano: giocano denaro nella speranza di un colpo di fortuna che cambi la vita. Come osservava Fëdor Dostoevskij, che della febbre del gioco soffrì in prima persona, la roulette e le carte possono diventare prigioni esistenziali, dove l’uomo sfida sé stesso oltre che il caso.

Questa speranza, spesso, attecchisce più forte dove prosperano l’incertezza e il disagio. Non a caso “si gioca di più al Sud”, come rivela un recente dossier (Libro Nero della Cgil/FederConsumatori), a conferma dell’‘idea illusoria’ che una vincita possa risolvere, in un colpo solo, i propri problemi economici. L’azzardo diventa così l’ancora di salvezza per chi si sente ai margini: un tentativo di rivincita sociale ed esistenziale.

Ma è un’ancora che spesso trascina a fondo. Lo Stato italiano, dal canto suo, si trova coinvolto in questo complesso gioco di luci e ombre: da un lato legislatore e arbitro morale, dall’altro beneficiario fiscale di un settore in continua espansione. Un dualismo che pone serie domande etiche e politiche.

I numeri del gioco d’azzardo in Italia hanno raggiunto proporzioni impressionanti, delineando un vero paradosso economico e sociale. Secondo il Rapporto Eurispes 2025, nel 2024 gli italiani hanno giocato oltre 157 miliardi di euro tra slot, scommesse, lotterie e altri giochi.

È il mercato più grande d’Europa, superiore a quello di Regno Unito, Germania e Francia. In termini macroeconomici, significa che l’azzardo smuove circa il 7% del Pil nazionale – una cifra enorme, 20 miliardi in più di quanto lo Stato spende per l’intero Servizio Sanitario Nazionale. Su questo la spesa pro capite per ogni cittadino maggiorenne ha toccato i 3.137 euro l’anno.

Dietro questa massa di denaro si nasconde però una realtà amara: oltre 21 miliardi sono le perdite nette dei cittadini nel 2024, pari al reddito annuo di 1,15 milioni di lavoratori medi, finiti in parte nelle casse degli operatori dell’azzardo e in parte allo Stato sotto forma di imposte.

Ed ecco il paradosso: nonostante la febbre del gioco continui a salire – la raccolta è aumentata di oltre il 500% in vent’anni – le entrate fiscali per l’erario crescono molto meno. In pratica lo Stato incassa solo ‘briciole’ rispetto al fiume di denaro giocato: una percentuale esigua (intorno al 7% del giocato totale), tanto che è stato detto provocatoriamente che l’azzardo somiglia a una ‘tassa occulta sui poveri’, più che a un contributo equo al bene comune.

E il danno non è solo finanziario: cresce il numero di persone affette da ludopatia, la dipendenza patologica dal gioco, con gravi ricadute personali e familiari. In Italia si stimano circa 1,5 milioni di giocatori problematici e almeno 400mila giocatori patologici conclamati. Il costo sociale – in termini di cure, sostegno alle famiglie indebitate, perdita di produttività e contrasto all’usura – è difficilmente quantificabile, ma certamente erode qualsiasi beneficio fiscale derivante dall’azzardo.

Serve allora una riflessione profonda sul ruolo dello Stato e sui valori che si intendono perseguire. Parlare di etica pubblica, di virtù e vizio, di libero arbitrio e responsabilità, significa infatti riportare la questione del gioco d’azzardo dal piano delle percentuali a quello dei principi.

Significa chiedersi se la Fortuna, come cantava Virgilio, è davvero ‘cieca’ o se non abbia piuttosto le bende messe ad arte da chi ci guadagna. E significa inoltre riconoscere che dietro ogni statistica c’è un dramma umano: la pensionata che sperpera la minima al bingo, il disoccupato che si indebita sperando nel colpaccio, la famiglia che si sgretola attorno a un tavolo verde.

Uno Stato giusto non può voltare lo sguardo di fronte a queste sofferenze, né tantomeno sfruttarle come fonte di reddito. La politica – intesa nel senso più nobile, come cura della polis – deve avere il coraggio di porre limiti al mercato quando questo divora la dignità delle persone.

Regolamentare, educare, prevenire: sono queste le scommesse vincenti che una democrazia matura è chiamata a fare. In gioco, è il caso di dirlo, non c’è solo il denaro, ma la visione di società e di futuro a cui aspiriamo. E in questa partita, per una volta, sarebbe bello che a vincere fossero i cittadini comuni, non il banco. Le vite e il bene comune, non la dea bendata.”

Ti potrebbe interessare anche
20 Settembre 2026

Dalla lobby al bancone

Un libro che racconta il potere delle lobby del vino in Francia

19 Settembre 2026

CURARSI CON IL VINO

Libri brutti podcast

18 Settembre 2026

Dopamina e cibo: un legame profondo

Nel contesto dell'alimentazione, la dopamina attiva il circuito della ricompensa e la sua funzione principale consiste nel governare il desiderio.

17 Settembre 2026

Overdose: un problema di salute pubblica

Emergenza medica o reato? Il bivio drammatico delle overdose in Libano

16 Settembre 2026

Alcol e prevenzione nelle scuole

Unplugged e Smashed sono due progetti che riescono a coinvolgere efficacemente studentesse e studenti

15 Settembre 2026

Prevenzione del virus HIV e diritti negati nei paesi africani

Le persone LGBTQ+ sono sempre più discriminate rendendo l'accesso alle cure contro l'HIV difficile

14 Settembre 2026

Cocaina: dalla scoperta alla sua proibizione

Dalla pianta di coca alla produzione di cocaina cloridrato

13 Settembre 2026

Una riflessione sul ruolo biologico e culturale dell’ebbrezza

Il bere si configura storicamente come una sofisticata grammatica sociale e una forma di "time out"

12 Settembre 2026

In Colombia si torna a parlare di guerra chimica alla coca

il nuovo governo colombiano prepara un progetto pilota con il glufosinato d’ammonio

11 Settembre 2026
10 Settembre 2026

Il patteggiamento di Meta: nuove misure ma non sufficienti

Come dovrebbe essere un social network?

9 Settembre 2026

Smettere di fumare

le sigarette elettroniche come strumento efficace

8 Settembre 2026

Contesto carcerario e consumo di sostanze

Il 32,7% dei detenuti ha una diagnosi di dipendenza patologica da sostanze.

7 Settembre 2026

Divertimento notturno e consumi di sostanze psicoattive

A Berlino aumenta il consumo di ketamina sulla scena notturna

6 Settembre 2026

Il razzismo come fattore determinante nell’evoluzione dell’HIV

Non si tratta di semplici pregiudizi individuali, bensì di un vero e proprio razzismo strutturale che modella la società.

5 Settembre 2026

Adultosfera digitale e giovani

Come l'ambiente sociale dei grandi modella la crescita di ragazzi e ragazze

4 Settembre 2026

il consumo di tabacco in Europa

il dato è in lieve diminuzione

3 Settembre 2026

Dialogare oggi – un podcast sul disagio giovanile

2 Settembre 2026

Legge “svuota-carceri”: mancano le risorse

1 Settembre 2026

Le politiche USA sulle morti da fentanyl

Trump taglia i fondi sulla riduzione del danno