Ronconi a difesa della sperimentazione di riduzione del danno

"se le politiche delle droghe devono rispondere a obiettivi di tutela della salute individuale e pubblica, non possono intenzionalmente lasciare dei vuoti per dare retta agli imprenditori morali di turno"

Secondo Ronconi, l'iniziativa del Comune di Bologna è non solo legittima, perché risponde ai LEA, ma utile perché risponde alla difesa della salute individuale e collettiva

data di pubblicazione:

5 Settembre 2025

Susanna Ronconi, interviene per Forum Droghe a difesa della scelta del Comune di Bologna di promuovere una sperimentazione di riduzione del danno. In particolare, elenca in cinque punti le motivazioni che, a suo parere, giustificano tale esperimento.

“La prima: FdI, se sceglie la via delle denunce, sappia che deve attrezzarsi, perché dovrebbe denunciare non solo il Comune di Bologna, ma decine di enti pubblici in tutta Italia, Regioni, ASL e Comuni, e di enti del privato sociale che le pipette le distribuiscono almeno da un paio di anni, così come dai primi anni ’90 del secolo scorso distribuiscono siringhe sterili. Con l’obiettivo – che per FdI è evidentemente irrilevante – di promuovere un uso a minor rischio, prevenire trasmissione di malattie e altri danni correlati.

La seconda: FdI non conosce né la storia degli interventi né la loro valutazione scientifica e nemmeno come sono andate cambiando norme e politiche di salute pubblica nei decenni. Di questi sviluppi esiste ponderosa letteratura e, come dice l’assessora bolognese, “basta leggere prima”. La stessa discussione l’abbiamo affrontata nei primi anni ’90, riguardava le siringhe e la contestazione era la stessa: dovete farli smettere, non farli usare ‘meglio’.

Sentirsela riproporre pari pari oggi è certamente sconfortante, ma per fortuna non siamo a 35 anni fa: i programmi di distribuzione delle siringhe hanno abbattuto i trend di sieroconversione da HIV e epatite C e gli episodi di infezione o altre lesioni dovute all’iniezione non igienica, hanno promosso tra i consumatori comportamenti virtuosi di uso più sicuro e una cultura di attenzione alla propria salute. Hanno salvato vite. È in base a questi risultati, che dopo oltre 20 anni di evidenze, nel 2017 la rdd, e questi interventi in particolare, sono stati inclusi nei LEA nazionali: cioè, sono servizi DOVUTI a tutti i cittadini che usano droghe sul territorio nazionale. Dunque: FdI denuncia alla procura l’attuazione di un Livello essenziale di assistenza! Tanto rumore per nulla.

Terza: prima degli anni ’90, tra la prevenzione (non cominciare a usare) e la remissione (smetti e astieniti dall’uso) c’era il vuoto. Un vuoto che era lastricato di morti – per overdose, HIV e altre patologie correlate – di esclusione sociale, carcere, stigma e discriminazione. Un vuoto di cui FdI ha evidentemente nostalgia. La rdd ha colmato questo vuoto e questa massimizzazione del danno causata da politiche inefficaci, occupandosi delle persone MENTRE usano sostanze, invece che ignorarle, e promuovendo la loro salute.

Dimostrando che si può: il danno è ‘eventuale, situato e progressivo’, che significa che può essere evitato, minimizzato, prevenuto, se si attuano politiche adeguate. Lo sappiamo: questo cozza con la ‘droga-demonio’ e con il ‘destino di morte’, e con ‘ basta una volta’, ma se le politiche delle droghe devono rispondere a obiettivi di tutela della salute individuale e pubblica, non possono intenzionalmente lasciare dei vuoti per dare retta agli imprenditori morali di turno.

Quarta: se di esposto e denunce si vuole parlare, va invertita la marcia. Il diritto alla salute delle persone che usano e la esigibilità dei LEA della rdd non sono garantiti nel nostro paese, e c’è lo spazio per un’azione decisa contro queste inadempienze, che si esprimono a diversi livelli, ministeriali, regionali e locali. Non è rispettata nemmeno la Strategia europea sulle droghe, che nella rdd ha un suo cardine, e neanche le raccomandazioni dell’ONU sui diritti umani, Alto Commissariato in primis, che individua nella mancanza di servizi di rdd una chiara violazione del diritto alla salute.

Il nostro ricorso al CESCR- Committee on Economic, Social and Cultural Rights del 2022, in cui denunciamo questa violazione in Italia, è stato accolto e ha prodotto l’indicazione al governo di “migliorare la disponibilità, l’accessibilità e la qualità degli interventi di riduzione del danno”.

Quinta e ultima: la posizione di FdI bolognese è coerente con quella governativa, la Conferenza nazionale sulle droghe del prossimo novembre si avvia a cancellare la rdd dalle politiche nazionali, così assumendosi la responsabilità di ritornare a quel vuoto lastricato di sofferenze altrimenti evitabili, a quella rinuncia a una politica di salute pubblica rispettosa di tutt3 e dei diritti inalienabili di tutt3 e, non secondariamente, al disprezzo delle norme vigenti.

Ma non siamo negli anni ’90 e nemmeno nei primi anni ‘2000 di Giovanardi: abbiamo evidenze, esperienze, pratiche consolidate dalla nostra parte, a fronte di retorica e pressapochismo. Abbiamo una società civile esperta e attiva, consumatori organizzati, enti locali, come i comuni della rete Elide, capaci di scegliere per il bene delle loro comunità, e non poche ASL che non si genuflettono all’aria che tira.”

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