Lettura di gruppo a scopi terapeutici: una esperienza

Laboratori di lettura come terapia complementare per persone con disturbo da uso di alcol

L’intento dell’intervento (un progetto pilota) era quello di avvicinare/riavvicinare i partecipanti ad un’attività diversionale non stigmatizzante, offrire l’occasione di esercitare abilità sociali e life skills in un contesto gruppale costruito attorno ad un’attività non connotata in chiave alcologica, incrementare la conoscenza di sé.

data di pubblicazione:

18 Agosto 2025

L’esperienza di un laboratorio di lettura rivolto a persone con disturbo da uso di alcol in remissione. E’ questo l’argomento che affronta un contributo scientifico sul numero 70 della rivista Mission, Italian quarterly journal of addiction.

Si è trattato di un laboratorio di biblioterapia, articolato in 4 incontri svolto presso il Servizio di Alcologia del Dipartimento delle Dipendenze e Salute Mentale dell’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale.

Laboratorio con cadenza quindicinale, che ha visto la partecipazione di otto utenti del servizio, cinque donne e tre uomini. Tutti avevano dimostrato (o erano stati valutati poter avere) inte- resse/consuetudine con la lettura e/o sembravano poter beneficiare di un accostamento (o riaccostamento) alla stessa.

L’intento dell’intervento (un progetto pilota) era quello di avvicinare/riavvicinare i partecipanti ad un’attività diversionale non stigmatizzante.

Inoltre offrire l’occasione di esercitare abilità sociali e life skills in un contesto gruppale costruito attorno ad un’attività non connotata in chiave alcologica e incrementare la conoscenza di sé.

Nel 1999, il termine bibliotherapy diventa un “termine MESH” e viene definito, dalla stessa National Library of Medicine, una forma di psicoterapia supportiva nella quale al paziente viene assegnato in lettura del materiale preventivamente e accuratamente selezionato.

“Attraverso la letteratura (il confronto con i personaggi, le emozioni, le scelte narrate, ecc.), i pazienti possono imparare, con la biblioterapia, a fronteggiare le proprie esperienze soggettive, a prendere decisioni e fare scelte, ad esercitare un maggior controllo su di sé e sulla propria malattia.

Incremento dell’empatia, sviluppo del pensiero laterale, incremento delle proprie capacità di coping, comprensione di determinate condizioni (quali, ad esempio, la malattia o la morte), il superamento (o la riduzione) del pregiudizio sono tutti obiettivi perseguibili con il mezzo biblioterapico (Dalla Valle, 2018).

Gli aspetti positivi di questo approccio sono: “(…) i bassi costi, la possibilità di raggiungere un numero ampio di utenti, il carattere non stigmatizzante, la possibile complementarietà rispetto ad altri trattamenti, una maggiore percezione di controllo da parte dell’utente.

Tutti punti di forza di questo intervento che si candida come terapia complementare”.

Alla fine dei quattro incontri, di 90 minuti ciascuno l’accettazione, la fattibilità e l’equità dell’intervento sono risultate buone.

Per tutti i partecipanti, l’intervento è stato un’occasione di crescita personale nei termini sia dell’esercizio di competenze (ascolto, comunicazione, condivisione), sia nei termini di riflessione e confronto su vissuti, emozioni, esperienze, valori, convinzioni. Oltre il 70% del campione ha riferito che, a seguito del laboratorio, il proprio rapporto con la lettura sarebbe cambiato, mentre il 100% ha dichiarato di aver appreso qualcosa di nuovo sulla lettura proprio grazie al laboratorio.

La partecipazione è stata elevata: non ci sono stati drop- out e le assenze effettuate sono state giustificate e giustificabili. Il laboratorio è stato valutato come molto utile e interessante da tutti i partecipanti, partecipanti che hanno auspicato la proposizione in futuro di iniziative simili e che consiglierebbero quest’attività ad altre persone.

 

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