Minori e condizioni di vita negli istituti penali

Alcune associazioni scrivono al comitato ONU

Molti giovani che hanno compiuto il reato da minorenni e che prima potevano permanere in Ipm fino ai 25 anni sono stati trasferiti in carceri per adulti al compimento della maggiore età, pratica che il Decreto Caivano ha grandemente facilitato in chiave punitiva nel totale disinteresse per il percorso educativo del giovane

data di pubblicazione:

14 Agosto 2025

La situazione negli Istituti Penali per Minorenni. E’ questo l’argomento di un articolo leggibile sul sito di Vita.it. Secondo i dati disponibili “(…) dal 2022 a oggi, il numero di giovani detenuti negli Ipm è aumentato del 55%, passando da 392 a 611 presenze. Un’impennata dovuta in larga parte al cosiddetto Decreto Caivano che, entrato in vigore nel settembre 2023, ha ampliato la possibilità di custodia cautelare per i minorenni e ridotto l’utilizzo delle misure alternative al carcere.

Molti giovani che hanno compiuto il reato da minorenni e che prima potevano permanere in Ipm fino ai 25 anni sono stati trasferiti in carceri per adulti al compimento della maggiore età, pratica che il Decreto Caivano ha grandemente facilitato in chiave punitiva nel totale disinteresse per il percorso educativo del giovane”.

Per questi motivi Antigone, Defence for Children Italia, Libera e Gruppo Abele hanno inviato insieme una submission ufficiale al Comitato Onu sui Diritti dell’Infanzia per denunciare la regressione della giustizia minorile in Italia.

Oggi 9 Ipm su 17 soffrono di sovraffollamento. ” In molte strutture manca personale formato, sono assenti figure educative: i ragazzi sono lasciati privi di percorsi educativi, restando per ore in cella senza attività. Metà dei ragazzi detenuti sono minori stranieri non accompagnati, spesso sedati con psicofarmaci invece che aiutati a ricostruire un progetto di vita. Un quadro che non si era mai registrato prima nel sistema della giustizia minorile”.

Secondo le associazioni  serve “(…) un investimento vero su educazione, supporto psicologico, inclusione sociale e percorsi di reinserimento, non di una nuova proposta al mese che introduce approcci ulteriormente criminalizzanti. I dati parlano chiaro: non siamo davanti a un’emergenza criminale giovanile, ma a una emergenza di diritti negati”.

La submission al Comitato Onu chiede all’Italia di:

  • abrogare il Decreto Caivano, che ha incentivato il ricorso al carcere per i minorenni;
  • chiudere la sezione minorile nel carcere per adulti di Bologna;
  • assumere educatori, mediatori e garantire un reale percorso educativo per i ragazzi;
  • fermare l’uso dell’isolamento;
  • garantire a ogni minorenne un piano educativo individualizzato.
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