Adolescenti, social network e salute mentale

La maggior parte degli studi non rileva una causa diretta tra utilizzo dei social network e problemi di salute mentale

La questione del rapporto fra benessere degli adolescenti e social network anima il dibattito pubblico a vari livelli, sociale, culturale, antropologico, filosofico, scientifico, politico. Essa costituisce un campo di studio estremamente complesso, proprio perché i diversi livelli in gioco si intersecano e si sovrappongono, complicando non poco l’analisi scientifica

data di pubblicazione:

19 Luglio 2025

Adolescenti e salute mentale. E’ il tema su cui riflette un articolo disponibile sul sito Salute internazionale.

La rete web, per gli adolescenti e la loro salute mentale, rappresenta uno spazio supplettivo e rassicurante utile alla costruzione dell’identità adulta come avviene durante la vita reale? Se la risposta è affermativa allora forse tutti gli allarmismi attorno allo spazio virtuale e in particolare ai social network vanno ridimensionati.

Social network che gli adolescenti utilizzano sempre più per vedere soddisfatto il loro bisogno di ammirazione, ma che sempre più, soprattutto “(…) nel sistema di personalizzazione dei profili digitali, è in grado di neutralizzarne gli aspetti perdenti ed esaltarne quelli affascinanti.

Il paradosso è che i social network nel tempo hanno perso sempre più la loro natura “sociale” originaria: da spazi di incontro, luoghi da abitare per comunicare, stare insieme, relazionarsi, si sono trasformati in passerelle in cui esibire se stessi, preferibilmente il meglio del proprio “sé algoritmico”.

“La questione del rapporto fra benessere degli adolescenti e social network anima il dibattito pubblico a vari livelli, sociale, culturale, antropologico, filosofico, scientifico, politico. Essa costituisce un campo di studio estremamente complesso, proprio perché i diversi livelli in gioco si intersecano e si sovrappongono, complicando non poco l’analisi scientifica.

Anche la National Academies of Sciences, Engineering and Medicine, commissione istituita ad hoc nel 2023, non è riuscita a dare risposte esaustive circa il nesso fra social media e salute degli adolescenti. 

Ma se una risposta univoca non c’è stata, la Commissione ha comunque “(…) espresso la necessità che le tech companies (poche compagnie detentrici di un potere planetario), gli enti regolatori e i policymakers, si impegnino a massimizzare quanto di buono le piattaforme sono in grado di offrire e a minimizzare quanto di negativo e potenzialmente dannoso in esse vi è.

In questo quadro rimangono comunque importanti assertori del collegamento diretto fra uso di social network e malessere psicologico giovanile.

Tra questi Jonathan Haidt, psicologo della New York University’s Stern School of Business che come causa di questa sofferenza psicologica chiama in causa due fattori:  il declino dell’infanzia Play-based e la crescita dell’infanzia Phone-based.

A questi Haidt aggiunge l’incapacità del mondo adulto di “(…) proteggere i bambini da ciò che veniva loro proposto nel mono virtuale,  e cioè un prodotto disegnato per creare dipendenza”.

Questa teoria, esposta nel libro “The Anxious Generation: How the Great Rewiring of Childhood is Cousing an Epidemic of Mental Illness” , è stata molto criticata da Candice L. Odgers, professoressa di scienze psicologiche e informatiche della University of California.

“Odgers sottolinea come nel 90% degli studi oggi disponibili non sia possibile distinguere causa ed effetto. In altre parole, potrebbe essere che si trovino a trascorrere più tempo online i ragazzi che hanno già problemi di salute mentale.

Il nesso causa-effetto fra social network e disturbi mentali verrebbe meno totalmente”. 

Tra le tante divergenze una sembra trovare d’accordo molti, ossia il ruolo dei genitori. Per questo però serve un’azione forte della politica.

“Un’infanzia Play-based è certamente auspicabile, ma essa è possibile solo grazie ad azioni politiche che la sostengano concretamente, che sostengano i genitori, garantendo loro un lavoro dignitoso adeguatamente remunerato e una casa in cui abitare, ampliando le tutele della maternità e della paternità, offrendo  nidi pubblici, scuole vivibili, luoghi di aggregazione per i più piccoli”.

A questa azione va accompagnata la richiesta, alle tech companies, di programmare piattaforme sicure, al fine di garantire un accompagnamento graduale degli adulti nel mondo online tanto frequentato dai giovanissimi.

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