tabacco: il lavoro (ancora) da fare

Come per le droghe da inalazione o da altra modalità di assunzione, il fumo non fa percepire i rischi per il ridotto impatto sintomatologico negli esordi e nei primi anni successivi

Seppure molto sia stato fatto a livello di prevenzione e di contrasto, rimane alto il tasso di fumatori e fra di essi di giovani

data di pubblicazione:

21 Giugno 2025

Sul contrasto al tabacco, molto è stato fatto, ma è (ancora) molto il lavoro da fare. Questo è in estrema sintesi l’appello di Roberto Cafiso, membro del Tavolo Tecnico Salute Mentale del Ministero della Salute, in un articolo pubblicato sul Quotidiano della Sanità.

“La giornata mondiale senza tabacco, indetta dall’OMS, e promossa dalla Lilt di Trento ha ribadito che i giovani restano in larga parte , malgrado le previsioni ad inizio anni duemila, dipendenti dal tabacco. E’ nota da tempo, ma è stato ribadito da uno studio recente ( Airtum 2022-23 ), la correlazione tra nicotina e tumore al polmone nell’85 – 90% dei casi.

E’ noto che il fumo predispone a tumori del cavo orale, della gola, esofato, pancreas, colon, vescica, rene, seno, ovaie ed alcuni tipi di leucemia. E’ stato sottolineato che il fumo è una pandemia senza tempo, al rallentatore, che tuttavia proprio per il benessere immediato e le conseguenze nel medio – lungo termine non scoraggia l’utilizzo delle sigarette.

Ottantamila morti l’anno in Italia per questa dipendenza sono l’onere che un Paese paga in termini oltre che di vite umane, di costi per le cure. I giovani sono il dato più allarmante : il 14 % dei ragazzi altoatesini usa abitualmente la sigaretta elettronica e comunque prodotti a tabacco riscaldato che li uncina a questa forma di dipendenza che facilmente si può traslare ad altri consumi.

Come per le droghe da inalazione o da altra modalità di assunzione, il fumo non fa percepire i rischi per il ridotto impatto sintomatologico negli esordi e nei primi anni successivi. Si tratta di un’ evidente dissonanza cognitiva per la quale la consapevolezza del danno non motiva alla dismissione dell’uso. Un gruppo di giovani del Trentino, organizzatore del convegno, hanno redatto un manifesto per potere contrastare il marketing che spinge ai consumi attraverso prodotti attraenti, confezionati con aromi piacevoli e confezioni a forte impatto cromatico.

I ragazzi a tutela della propria salute richiedono più aree a zero fumo e ricerche scientifiche aggiornate alla portata di tutti sui danni da nicotina e sostanze combuste presenti nelle sigarette. Si tratta di una presa di coscienza rinnovata di fronte ad un problema che tende all’oblio sociale per la sua diffusione sempre più considerata norma o comunque erroneamente di libera opzione.

Le correlazioni note con gli stupefacenti sono state sottolineate a suo tempo da due studi pilastri pubblicati sul Journal of Neuroscience il primo e su Science il secondo. Ricercatori dell’Istituto americano sull’abuso di farmaci e droghe di Baltimora guidati da Bruce Hope analizzando il tessuto cerebrale di fumatori deceduti avevano messo in rilievo specifiche aree cerebrali alterate dall’uso di nicotina sovrapponibili a quelle riscontrate tra i consumatori di cocaina.

Il Nucleo Accumbens, sede del desiderio e della gratificazione, era l’area “segnata” dal fumo al pari di altre droghe. Il secondo studio condotto da Giovanni Biggio a Cagliari esaminando il tessuto cerebrali di fumatori, ex fumatori con un gruppo di controllo di astinenti rilevò due enzimi specifici per il rilascio di dopamina trovandone grandi quantità proprio nel Nucleo Accumbens non solo nei fumatori recenti ma anche in quelli che avevano smesso venticinque anni prima della morte.

Si tratta di una “memoria specifica” tra l’altro responsabile delle recidive tipiche degli stupefacenti oltre che del fumo da tabacco. Un cervello in altre parole sensibilizzato e con il ricordo di un piacere fruibile con estrema facilità. Ciò non solo assimila la nicotina alle droghe più note attraverso meccanismi cerebrali di azione comparabili, ma rende difficile la dismissione della sigaretta per la facilità sociale di poterne disporre e dare risposte compensative a situazioni stressogene e di disagio in senso lato.

La nicotina assieme alla cannabis resta una sostanza di accesso ( gate drug ) ad altri consumi, alcol incluso, che continuano ad avere un livello molto ridotto di disapprovazione sociale. I giovani restano i più esposti, con un’aspettativa di qualità di vita gradualmente sempre più ostacolata dagli effetti di nicotina e sostanze limitrofe che oltrepassano la barriera emato-encefalica causando com’è noto importanti esiti sul funzionamento individuale e sulla salute.

Non è facile contrastare l’utilizzo delle sigarette, limitando l’esordio nei giovanissimi. Di fronte d’altra parte vi sono le multinazionali del tabacco. Tuttavia dalle scuole elementari in poi l’educazione alla propria salute dovrebbe diventare materia curriculare per evidenziare il concetto di libera scelta e le trappole psicologiche che in nome di essa vengono perpetrate a danno dei giovanissimi.

Sul fumo molto si è fatto in termini di divieti e di “zone franche” sempre più diffuse. Ma molto c’è da fare soprattutto non allentando l’allerta su un inquinante individuale e ambientale per secoli tollerato e sottostimato in maniera auto giustificativa.”

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