Buprenorfina con formulazione long acting

una ricerca indaga la disponibilità dei pazienti verso un trattamento a lungo termine

Nel 2018 AIFA ha approvato una nuova formulazione di buprenorfina a rilascio prolungato (long acting) somministrabile per via sottocutanea a intervalli settimanali o mensili. Come reagirebbero i pazienti con UOD ad una proposta di trattamento con questa formulazione? Quali sarebbero le eventuali opinioni e aspettativa dei pazienti? Quali le ragioni di una adesione a questa proposta e quali quelle di un eventuale rifiuto? E' quanto si propone di indagare lo studio.

data di pubblicazione:

17 Giugno 2025

I pazienti con disturbi da uso di oppioidi (UOD) sarebbero disponibili ad utilizzare un farmaco con formulazione long acting? E per quali motivi? Sono queste due domande a cui tenta di rispondere una indagine svolta presso il Servizio Multidisciplinare Integrati (SMI) Gli Acrobati U.O, di Concesio (Brescia). L’indagine è leggibile sul periodico Mission – Italian quarterly journal off addiction di Marzo 2025.

Si calcola che 16 milioni di persone nel mondo soffrano di un disturbi da uso di oppioidi. Una malattia cronica che coinvolge complesse interazioni tra circuiti cerebrali, meccanismi di ricompensa, motivazione, memoria e interconnessione, e si sviluppa lungo un continuum di utilizzo, fino a sfociare nella dipendenza fisica e psicologica.

“Il trattamento di questa condizione combina terapia farmacologica e interventi psico-socioriabilitativi, con l’obiettivo di ridurre i sintomi da craving, mortalità e morbilità, migliorando lo stato di salute generale e riducendo o prevenendo i comportamenti criminali, reintegrando i pazienti in ambito lavorativo e sociale”.

Metadone, buprenorfina e l’associazione di buprenorfina con naloxone sono i farmaci che attualmente in Europa sono usati come prima scelta per il trattamento di persone con UOD. Una terapia agonista, orale e giornaliera, che però trova ancora scarsa aderenza tra i pazienti. Abuso, diversione e uso improprio di questi farmaci rendono spesso l’efficacia del trattamento incerto, contribuendo ad alimentare lo stigma e la discriminazione verso questi trattamenti.

Nel 2018 AIFA ha approvato una nuova formulazione di buprenorfina a rilascio prolungato (long acting) somministrabile per via sottocutanea a intervalli settimanali o mensili. Come reagirebbero i pazienti con UOD ad una proposta di trattamento con questa formulazione? Quali sarebbero le eventuali opinioni e aspettativa dei pazienti? Quali le ragioni di una adesione a questa proposta e quali quelle di un eventuale rifiuto? E’ quanto si propone di indagare lo studio.

I pazienti coinvolti sono stati 100, 77 uomini e 33 donne, con una età media di 46 anni.

Cosa è emerso dallo studio? Che il 57% dei partecipanti ha manifestato un “massimo gradimento” per la proposta terapeutica. Tra l’87 % e il 94% i partecipanti hanno ritenuto “molto importanti” o “importanti ” diverse implicazioni della nuova terapia sulla loro vita quotidiana. Tra queste non dover assumere farmaci quotidianamente, l’impossibilità di dimenticarsi la dose, assunzione della dose in un unico momento nell’arco di una settimana o un mese e avere sempre una dose costante.

Altre implicazioni della nuova terapia sarebbero invece un pò meno meno accettate. Tra queste l’impossibilità di condividere, in parte o in tutto, il trattamento prescritto, non “sentire” l’effetto di eroina/oppioidi se assunti in concomitanza e l’impossibilità di inalare, sniffare o iniettare il trattamento.

Rispetto alla durata del trattamento l’80% ha risposto che preferirebbe quello mensile, che garantirebbe una maggiore libertà sia dal punto di vista personale che professionale. Da notare che il 13% dei partecipanti ha risposto che, pur considerando un vantaggio non spostarsi giornalmente per assumere la terapia, ritiene importante proseguire i colloqui e mantenere il monitoraggio sulla terapia.

Il 93% dei partecipanti si è dichiarato disposto a contribuire economicamente per il trattamento, con un range tra 1 e 5 euro al giorno. Chiaramente la percentuale di disponibilità  si abbassa all’aumentare della durata del trattamento.

Altri fattori che influenzerebbero l’adesione al trattamento sarebbero: la funzionalità e l’efficacia del trattamento, inclusa la capacità del long acting di coprire dai sintomi di astinenza e craving, il dolore e i problemi di salute a lungo termine, gli effetti collaterali e le interazioni con altre sostanze o farmaci, il costo della terapia e la sicurezza del trattamento.

In conclusione “(…) i dati raccolti suggeriscono che la nuova proposta terapeutica potrebbe rappresentare una soluzione efficace per migliorare l’aderenza al trattamento, ridurre il rischio di ricadute e offrire un miglioramento complessivo della qualità della vita dei pazienti con UOD. Tuttavia, sarà fondamentale approfondire l’impatto clinico ed economico a lungo termine della terapia, includendo la possibilità di rimborsabilità, e continuare ad esplorare le percezioni e le esperienze dei pazienti durante l’uso prolungato di queste formulazioni”.

 

 

 

 

 

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