psichedelici e cura dei disturbi dell’umore: un approfondimento

Gli psichedelici potrebbero rappresentare una alternativa alle terapie tradizionali di cura

Le sostanze allucinogene alterano temporaneamente le sensazioni, le percezioni e lo stato di coscienza del soggetto che le assume, e il loro potenziale terapeutico è tema di dibattito internazionale

data di pubblicazione:

27 Maggio 2025

Il sito dell’Ospedale San Raffaele pubblica una intervista al professor Danilo De Gregorio,  Associato di Farmacologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Project Leader dell’Unità di Neuropsicofarmacologia, sull’impiego della terapia a base di sostanze allucinogene e psichedeliche per trattare i disturbi dell’umore.

Per De Gregorio “Storicamente, la causa principale attribuita all’insorgenza di questi disturbi è l’alterazione di alcuni meccanismi di neurotrasmissione, come quelli mediati dalla serotonina e dalla noradrenalina. Si è sempre pensato che un calo nella produzione di questi neurotrasmettitori fosse la ragione dello sviluppo dei sintomi depressivi”.

Ma le ragioni di questi disturbi possono essere diverse, da quelle di origine biologica a quella ambientale e genetica continua De Gregorio, senza tralasciare episodi traumatici o consumi cronici di farmaci che possono contribuire alla loro insorgenza. Per questi motivi la neurobiologia (branca della biologia che studia il sistema nervoso) considera i disturbi dell’umore patologie multifattoriali. 

Patologie che solo in Italia colpiscono dai 6 ai 7 milioni di persone, soprattutto nella popolazione femminile e tra le persone di età compresa tra i 20 e i 45-50 anni.

Il laboratorio che dirige De Gregorio si occupa di ricerca sui disturbi psichiatrici, con un particolare focus sui disturbi dell’umore, ma attualmente si occupa anche di altre patologie psichiatriche, come le dipendenze patologiche, come il cronico del consumo di alcol”.

Uno degli obiettivi principali della ricerca pre-clinica del laboratorio è “(…) indagare il funzionamento degli allucinogeni e degli psichedelici nel trattamento dei disturbi dell’umore e delle dipendenze patologiche, tramite un’analisi neuronale, morfologica e comportamentale nei diversi modelli di disturbi dell’umore.

Le sostanze allucinogene alterano temporaneamente le sensazioni, le percezioni e lo stato di coscienza del soggetto che le assume, e il loro potenziale terapeutico è tema di dibattito internazionale”. 

Un dibattito nato anche in conseguenza del fatto che le terapie tradizionali, che prevedono, per esempio, l’impiego di antidepressivi come gli inibitori della ricaptazione della serotonina, hanno un efficacia soltanto sul 30% dei pazienti trattati.

Per questo motivo, secondo De Gregorio, “(…)  è fondamentale cercare nuove terapie e strategie farmacologiche, al fine di aumentare sempre di più la percentuale dei pazienti responsivi.

Il nostro interesse è dunque capire come funzionano gli allucinogeni e gli psichedelici, dopo trent’anni in cui la ricerca su di essi è rimasta ferma”.

In particolare quando si parla di psichedelici su cui si fa sperimentazione si fa riferimento agli allucinogeni, che si dividono in due classi:

  • gli psichedelici, come LSD, mescalina o psilocibina;
  • gli anestetici dissociativi, come la ketamina, che generano una sensazione di ‘distacco’ dalla realtà.

Nell’Unità di Neuropsicofarmacologia, diretta dalla professoressa Flavia Valtorta, presso il San Raffaele, “(…) viene studiato in ambito sperimentale l’effetto della ketamina e dell’LSD, su modelli pre-clinici della depressione maggiore e di disturbi del consumo cronico di alcol”.

Ma quale è il vantaggio dell’utilizzo degli allucinogeni nel trattamento dei disturbi dell’umore? Per De Gregorio “(…) un vantaggio di questo approccio terapeutico è la possibilità di goderne i benefici in un tempo molto breve, considerata la relativa rapidità d’azione di queste molecole. Ad esempio, la ketamina o l’esketamina agiscono dopo già 1 singola somministrazione, quindi dopo poche ore.

Una classica terapia antidepressiva, invece, impiega almeno 3 o 4 settimane prima di avere effetto: per un paziente affetto da forme molto gravi di depressione è molto importante che l’azione terapeutica sia tempestiva”.

“Inoltre, è importante sottolineare che, al netto della ketamina, queste sostanze non creano dipendenza, contrariamente a quanto si pensava in passato. Esse, infatti, non coinvolgono il cosiddetto ‘circuito della ricompensa e della gratificazione’, che è solitamente alla base dei comportamenti di abuso e dipendenza”.

Resta il fatto che per la loro complessità farmacologica queste sostanze vanno utilizzate con estrema cautela, basandosi su linee guida e protocolli ben controllati.

“Lo psichedelico, soprattutto se somministrato in alte dosi, può generare come effetti collaterali allucinazioni che è molto importante tenere sotto controllo”.

Ma il potenziale che gli psichedelici stanno dimostrando in ambito pre-clinico sul trattamento dei disturbi dell’umore resta un motivo valido per continuare la sperimentazione in ambito non solo internazionale.

 

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