Gioco d’azzardo e prospettiva di genere: una ricerca

controllo e discontrollo sono due dimensioni che si alternano nella stessa traiettoria di vita

L'approccio dell'analisi considera il controllo/discontrollo due dimensioni  che si alternano in una stessa traiettoria di vita, dove si può transitare dall'uno all'altra, in modo positivo come in negativo. Non è verificato, insomma, il supposto ‘destino lineare’ verso una ‘dipendenza patologica’ di alcuni particolari giocatori e giocatrici.

data di pubblicazione:

5 Maggio 2025

Traiettorie di gioco tra controllo e discontrollo. Una indagine qualitativa con le donne e gli uomini che giocano d’azzardo.

Questo è il titolo di un report sul tema del gioco d’azzardo, che analizza il lavoro di due progetti: Velia e Game – L – over. Il primo si focalizza sulle donne che giocano d’azzardo, mentre il secondo sugli uomini.

L’indagine vuole mettere “(…) al centro la prospettiva soggettiva delle persone che giocano seguendo una prospettiva di genere, e quindi la loro significazione del gioco, la loro storia di gioco e il suo andamento e, soprattutto, le loro capacità e strategie di controllo per un gioco funzionale, e di recupero del discontrollo quando il gioco si fa disfunzionale”.

L’approccio dell’analisi considera il controllo/discontrollo due dimensioni  che si alternano in una stessa traiettoria di vita, dove si può transitare dall’uno all’altra, in modo positivo come in negativo.

“Non è verificato, insomma, il supposto ‘destino lineare’ verso una ‘dipendenza patologica’ di alcuni particolari giocatori e giocatrici”.

Ma perché competenze, capacità e strategie contestualizzate delle persone che giocano sono importanti? Perché “(…) sono una premessa per ogni gioco che sia piacevole e non sia dannoso, e la loro valorizzazione rappresenta la base per un percorso di benessere, sia esso ottenuto con l’autoregolazione, la self-recovery o con l’aiuto professionale, e sia l’approdo un gioco sostenibile o una astensione”.

“La ricerca include sia donne e uomini che non giocano e non hanno giocato ‘ fuori controllo ’ che donne e uomini che lo hanno fatto rivolgendosi poi ai servizi. Lo sguardo che si appunta dunque non solo su chi gioca in modo problematico – cogliendone comunque le traiettorie oscillanti e le strategie – ma anche su chi mantiene con maggior efficacia il controllo appare promettente anche sotto un altro profilo, oltre quello di non scambiare la parte per il tutto e inserire nel cono d’ombra della patologizzazione il gioco in sé: lo ricorda Norman Zinberg, riferendosi all’uso di sostanze: ‘Se vuoi capire come alcuni perdono il controllo, cerca di capire come la maggioranza riesce a mantenerlo”.

 

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