DDL SICUREZZA E FILIERA DELLA CANNABIS LEGALE

Il rapporto analizza le diverse componenti della filiera economica della cannabis light, delineando due possibili modelli di regolamentazione: l’attuale sistema libero e una distribuzione limitata al monopolio di Stato

Si prevede un impatto molto negativo della norma, che metterebbe fuori legge tutta una serie di attività lavorative e commerciali

data di pubblicazione:

3 Maggio 2025

L’art 18 del DDL sicurezza atteso al Senato potrebbe travolgere la filiera della cannabis legale italiana. Produttori e operatori di mercato esprimono gravi preoccupazioni in merito all’impatto del DDL che fissa il divieto di produzione e vendita delle infiorescenze di canapa industriale. Ciò metterebbe a rischio una parte significativa della filiera commerciale costruita negli ultimi anni.

“Presentato oggi nella sala stampa della Camera dei Deputati, il rapporto “Cannabis Light Policy. Stima dell’impatto economico e proposte di regolamentazione per il mercato della canapa ad uso inalatorio”, realizzato da MPG Consulting per conto di Canapa Sativa Italia (CSI), rappresenta un contributo essenziale per comprendere le dinamiche economiche emergenti del mercato della cannabis light in Italia.

Attraverso un’analisi dettagliata dei dati disponibili, il documento evidenzia l’evoluzione dei modelli economici, le implicazioni normative e il potenziale di crescita di un settore oggi fortemente minacciato dall’iter parlamentare del DDL Sicurezza, che, all’articolo 18, prevede il divieto di produzione e vendita delle infiorescenze di canapa industriale.

Negli ultimi anni, il mercato della cannabis light ha registrato una crescita significativa. Secondo uno studio del 2019, il settore generava già un fatturato complessivo di circa 500 milioni di euro. Da allora, il mercato è ulteriormente cresciuto, favorito da una domanda in costante aumento e da un quadro normativo incerto ma relativamente permissivo. Nel 2023, i punti vendita superavano quota 3.000, segno di un interesse crescente sia da parte degli imprenditori che dei consumatori.

Il rapporto analizza le diverse componenti della filiera economica della cannabis light, delineando due possibili modelli di regolamentazione: l’attuale sistema libero e una distribuzione limitata al monopolio di Stato, con vendita esclusiva nelle tabaccherie. Le conseguenze economiche di queste due opzioni sono profondamente diverse.

Secondo i ricercatori di MPG Consulting, la domanda italiana di cannabis light ha un valore stimato di quasi un miliardo di euro, generando 12.500 posti di lavoro direttamente legati alla filiera. Altri 10.000 occupati lavorano nell’indotto, che coinvolge settori come coltivazione, vendita, lavorazione post-raccolta, distribuzione e amministrazione. Complessivamente, il mercato contribuisce per almeno 1,94 miliardi di euro all’economia nazionale, con un gettito fiscale minimo di 364 milioni di euro e 22.379 posti di lavoro.

Tali numeri potrebbero ulteriormente consolidarsi con una regolamentazione chiara e una valorizzazione delle produzioni nazionali di qualità. Al contrario, in uno scenario monopolistico, il giro d’affari complessivo subirebbe una contrazione di oltre 1,4 miliardi di euro, mentre l’occupazione nel settore si ridurrebbe drasticamente a sole 6.000 unità.

Il rapporto offre un quadro dettagliato e basato su dati concreti sull’evoluzione del mercato della cannabis light in Italia. Se adeguatamente regolamentato, il settore potrebbe continuare a crescere, creando nuove opportunità economiche e occupazionali. Questo studio rappresenta un punto di riferimento per imprenditori, decisori politici e consumatori, fornendo spunti fondamentali per lo sviluppo di un mercato più stabile e sicuro.

Tuttavia, lo scenario politico appare tutt’altro che favorevole. Con il DDL Sicurezza in procinto di arrivare in Aula al Senato, la maggioranza non sembra intenzionata a rivedere le norme sulla canapa. Mentre sui rilievi del Quirinale, emersi nelle ultime settimane sulla stampa, si ipotizza un possibile intervento (soprattutto in merito al carcere per le donne incinte), sulla cannabis light regna un assordante silenzio.”

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