consumo di sostanze e anedonia: quale relazione?

Il legame tra uso di sostanze e anedonia è stato un tema sempre molto dibattuto

L’uso di sostanze determina l’insorgenza dell’anedonia, oppure è la presenza di tratti anedonici o anedonia negli individui che porta al consumo di sostanze psicoattive come modalità di compensazione dell’assenza di piacere?

data di pubblicazione:

22 Marzo 2025

Incapacità di provare piacere e consumo di sostanze. E’ questo l’argomento di un articolo a firma Stefano Canali leggibile sul sito psicoattivo.it. In particolare l’articolo vuole indagare su quale è la relazione tra consumo di cannabis e incapacità di provare piacere. Incapacità intesa come anedonia, ossia  una condizione di compromissione dell’esperienza del piacere nelle sue diverse forme.

“In termini rigorosi, l’anedonia può essere descritta come un senso di piattezza emotiva che spesso porta a una perdita degli interessi, della motivazione ad agire, del desiderio di intimità fisica: uno stato affettivo che ha profondi effetti debilitanti e che determina enormi difficoltà ad adattarsi alle situazioni sociali, o il completo ritiro”.

L’anedonia “(…) è generalmente considerato un sintomo, non una condizione primaria. È una condizione che sembra ricorrere in diverse patologie psichiatriche come la depressione (Klein, 1984), la schizofrenia, alcuni disturbi della personalità, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e i disturbi da uso di sostanze (Gardfield et al. 2014)”.

Ed è rispetto a questi ultimi che la riflessione si concentra.  L’uso di sostanze determina l’insorgenza dell’anedonia, oppure è la presenza di tratti anedonici o anedonia negli individui che porta al consumo di sostanze psicoattive come modalità di compensazione dell’assenza di piacere?

In particolare per quello che riguarda il consumo di cannabis una recente revisione sistematica ha esaminato la correlazione tra questa e l’anedonia. La revisione ha indagato “(…) se gli individui affetti da anedonia utilizzino la Cannabis come meccanismo di coping, di fronteggiamento di stati o condizioni negative o se, al contrario, l’uso di Cannabis contribuisca all’insorgenza dell’anedonia (Poyatos-Pedrosa et al. 2024)”.

Dai risultati emerge che tra anedonia e cannabis esiste “(…) una relazione reciproca piuttosto che unidirezionale: l’anedonia iniziale predispone gli individui al consumo di Cannabis, mentre il consumo successivo intensifica significativamente i sintomi di anedonia”.

Altre ricerche si sono concentrate specificatamente sui consumi  degli adolescenti. Una categorie ritenuta particolarmente vulnerabile a questa relazione insieme alle persone con disturbi mentali.

Questi studi hanno provato a verificare quanto incide negli adolescenti l’associazione tra tratti di anedonia e familiarità del consumo sulla transizione dal consumo esplorativo al poliuso pesante di sostanze psicoattive. In particolare uno studio “(…) ha riguardato 3.392 ragazzi che sono stati studiati dai 14 ai 16 anni con 4 diverse analisi ogni sei mesi sul consumo di tabacco, alcol e cannabis (Cho et al. 2019).

I dati indicano che rispetto ai ragazzi che non usano sostanze, quelli che consumano contemporaneamente queste tre sostanze vengono soprattutto da famiglie in cui è già presente questo uso. Il dato sulla familiarità dell’uso è una delle evidenze più note e diffuse sul fenomeno. L’elemento originale della ricerca è invece la dimostrazione che il passaggio da un uso regolato a un policonsumo pesante tende ad avvenire nei ragazzi che a 14 anni manifestano la presenza dell’anedonia. L’associazione tra anedonia nella mezza adolescenza e policonsumo pesante a 16 anni è piuttosto consistente, una proporzione tra 0.33 e 0.42, vale a dire che oltre 1 ragazzo su tre con anedonia a 14 anni può diventare un poliabusatore pesante due anni dopo”.

Ma è possibile fare una prevenzione efficace? “La letteratura scientifica sta dimostrando che è possibile potenziare la sensibilità e la consapevolezza del piacere sin dall’infanzia con appositi esercizi cognitivi e pratiche (tra cui training mindfulness o altre pratiche contemplative), ma anche con semplici cambiamenti negli stili di vita, come l’intensificazione dell’attività fisica.

L’efficacia di queste pratiche dipende dalla loro capacità di attivare i circuiti cerebrali dell’esperienza del piacere e di incrementare la loro efficienza per effetto di processi neuroplastici in grado di modificare durevolmente le loro microstrutture e funzioni”.

 

 

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