disturbi del comportamento alimentare sempre piu’ precoci e diffusi

L'esordio di questi disturbi è sempre più precoce, e in alcuni casi può iniziare intorno agli 8/9 anni

In Italia circa 3,5 milioni di persone, di cui il 90% donne, soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

data di pubblicazione:

20 Marzo 2025

In Italia i disturbi del comportamento alimentare sono sempre più precoci e diffusi. Questo è l’emento di fondo che emerge dall’analisi degli ultimi dati disponibili, che attestano come negli ultimi tre anni i disturbi alimentari tra i giovani sono più che raddoppiati e l’età media di insorgenza si è abbassata.

“In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare, il Consiglio Nazionale dei Giovani(Cng) lancia un allarme su un’emergenza sempre più grave che colpisce le nuove generazioni.  “Negli ultimi tre anni, i casi di disturbi alimentari tra i giovani sono più che raddoppiati e l’età media di insorgenza si è drasticamente abbassata, arrivando a colpire bambine e bambini di appena 8-9 anni. Anoressia e bulimia rappresentano oggi la seconda causa di morte tra i giovani subito dopo gli incidenti stradali“, ha dichiarato Maria Cristina Pisani, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani.

In Italia circa 3,5 milioni di persone, pari al 6% della popolazione, soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: il 90% sono donne, anche se sempre più numerosi sono gli uomini che manifestano questi sintomi e si rivolgono a strutture specializzate (sono il 20% nella fascia di età 12-17 anni). L’esordio di questi disturbi è sempre più precoce. Negli ultimi anni si è infatti registrato un abbassamento dell’età fino agli 8/9 anni. Ciò è verosimilmente dovuto sia all’abbassamento dell’età puberale nelle bambine che al sempre più diffuso impiego dei social network che facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili.

Seicento pazienti, settemila prestazioni del 2023, novemila nel 2024. Sono i dati forniti dal centro per il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione di Verona che è stato riconosciuto come punto di riferimento regionale nel 2005. Ed è anche da lì che si misura il polso dell’allarme.

Anoressia, bulimia, e tutto un ventaglio di problemi correlati. Soprattutto dopo il Covid il centro ha visto aumentare i casi del 40% e, soprattutto, la diminuzione dell’età di chi chiede aiuto, insieme all’insorgere di disagi psichiatrici. “Motivo per cui – spiega il professor Corrado Barbui, direttore della Psichiatria dell’Azienda Ospedaliera di Verona, sotto il cui cappello è gestito il centro – è fondamentale un approccio sempre più multidisciplinare, che coinvolga anche le nuove tecnologie“.

Il personale in forza, oltre all’approccio della psicoterapia classica, è in fase di formazione: l’obiettivo è la realtà virtuale. Utilizzarla per aiutare i pazienti alla riabilitazione cognitiva, il punto focale. Coinvolgendo le famiglie, a cui bisogna dedicare ascolto e supporto.

Mangiano di nascosto o nascondono il cibo; mostrano cambiamenti nelle abitudini alimentari, ad esempio tagliano il cibo in piccoli pezzi o spostano il cibo nel piatto; saltano i pasti; diventano maniacali nella preparazione del cibo ed evitano interi gruppi di alimenti; mostrano segni indiretti di condotte compensatorie, come chiudersi in bagno in particolare dopo i pasti; manifestano fluttuazioni del tono dell’umore e alterazioni del sonno, aumentano l’attività fisica. Sono solo alcuni dei segnali tipici di un Disturbo della Nutrizione e Alimentazione, i cosiddetti DNA, che un genitore non dovrebbe mai sottovalutare.

Un fenomeno sempre più in aumento in Italia e nel mondo, soprattutto negli ultimi anni: secondo i dati del Ministero della Salute, si stima che oggi più di tre milioni di italiani soffrono di DNA, oltre il 5% della popolazione, e tra questi soffrono di anoressia o bulimia (Dati Osservatorio ABA e ISTAT) ben l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi e, a livello mondiale, decine di milioni di giovani e di adulti nel mondo si ammalano sempre di più, ogni anno. La pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione, con un incremento di casi stimato di almeno il 30-35% e un abbassamento dell’età di esordio soprattutto tra i giovanissimi.”

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