consumo di alcol e esposizione a stimoli ambientali

anche gli stati di umore negativi influirebbero sul consumo di alcol

l’interazione tra esposizione ai segnali e stati d’umore ha rivelato che, quando l’umore negativo aumentava o quello positivo diminuiva, l’associazione tra esposizione ai segnali e consumo giornaliero diventava più forte

data di pubblicazione:

5 Marzo 2025

Stimoli ambientali e stati di umore negativo influenzano i consumi di alcol. E’ quanto emerge da una ricerca che viene pubblicata sul sito psicoattivo e che Stefano Canali spiega attraverso l’utilizzo di due modelli teorici della dipendenza.

Secondo questa ricerca, che ha coinvolto un campione clinico di 50 individui con disturbo da uso di alcol non in trattamento, l’esposizione a stimoli ambientali quali pubblicità, luoghi di consumo, socialità, influirebbe sul consumo giornaliero anche quando non è presente il craving.

Quest’ultimo invece aumenterebbe in presenza di stati d’umore negativi, senza però un effetto diretto sul consumo stesso.

“Tuttavia, l’interazione tra esposizione ai segnali e stati d’umore ha rivelato che, quando l’umore negativo aumentava (p < 0.01) o quello positivo diminuiva (p = 0.010), l’associazione tra esposizione ai segnali e consumo giornaliero diventava più forte. Questo effetto è stato particolarmente evidente nei soggetti con disforia da astinenza, cioè con stati emotivi di urgenza, ansia, inquietudine o altri stati affettivi associati a irritazione, frustrazione, nervosismo, tensione”.

Per spiegare questi risultati Canali prende in considerazione due modelli teorici della dipendenza: il modello allostatico di George Koob e Michel Le Moal e quello della sensibilizzazione all’incentivo proposto da Kent Berridge e Terry Robinson.

In base a questi elementi conclude che se da “(…) un lato, la relazione tra stati d’umore negativi e craving è coerente con il modello allostatico, suggerendo che il consumo di alcol possa rappresentare una strategia maladattiva di regolazione emotiva. Dall’altro, il rafforzamento del legame tra esposizione ai segnali e consumo anche in assenza di stati d’umore negativi è compatibile con il modello della sensibilizzazione all’incentivo, indicando l’importanza degli inneschi di schemi di comportamento di consumo appresi per mezzo di ripetute associazioni con l’attivazione dei sistemi che mediano il piacere e la motivazione .

Dal punto di vista clinico, questi risultati sottolineano l’importanza di strategie di intervento mirate alla regolazione degli stati d’umore, a contrastare lo stress e alla gestione della reattività ai segnali ambientali. Interventi basati sulla mindfulness, sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e sull’uso di tecnologie digitali per il monitoraggio in tempo reale potrebbero rappresentare strumenti promettenti per ridurre il rischio di consumo impulsivo in risposta a trigger ambientali e affettivi”.

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