Il traffico di cocaina sta cambiando l’Ecuador

il clima di violenza e intimidazione è aumento in molte città del paese

Un cambiamento dovuto anche al clima di intimidazione e violenza che sta alla base del narcotraffico, che nel solo 2023 ha causato ottomila omicidi. Un cambiamento che ha provocato anche il proliferarsi di bande criminali che si contendono, con la violenza, il controllo di intere comunità e territori e dove alle economie locali si sostituisce il traffico di cocaina.

data di pubblicazione:

11 Febbraio 2025

L’Ecuador può essere un esempio di come il traffico di cocaina può cambiare l’economia di un paese. Con conseguenze importanti anche sulla vita sociale delle persone. Sul sito di Internazionale un articolo analizza come in dieci anni l’Ecuador si sia trasformato da tranquillo paese del Sud America a vera e propria zona di guerra. Alla base di questo cambiamento il traffico di cocaina proveniente dalla vicina Colombia. Un traffico che sta cambiando, in peggio, la vita di intere comunità, che basavano la loro sussistenza su altre attività economiche.

Questa trasformazione è stata provocata anche dal clima di intimidazione e violenza che sta alla base del narcotraffico, che nel solo 2023 ha causato ottomila omicidi. Una violenza dovuta al proliferarsi di bande criminali che si contendono il controllo di intere comunità e territori e dove alle economie locali si sostituisce il traffico di cocaina.

“Dal 2015, quasi un terzo dei circa tremila uomini che un tempo partivano ogni mese dalla pittoresca comunità marina di Jaramijó per pescare la lampuga nel Pacifico sono scomparsi. Costretti a trasportare casse per conto delle bande criminali, molti ricompaiono dopo mesi dalla loro sparizione in prigioni straniere a migliaia di chilometri di distanza con accuse di narcotraffico. A El Oro, una regione dove si coltiva un decimo delle banane di tutto il mondo, l’infrastruttura usata per trasportare il frutto più consumato del pianeta è stata modificata per diventare una colossale copertura del narcotraffico, trasformando l’esportazione caratteristica dell’Ecuador in un sinonimo internazionale di contrabbando”.

Quella dell’Ecuador “(…) è stata una trasformazione incredibile e improvvisa. Schiacciato tra i campi di coca della Colombia e del Perù, l’Ecuador per decenni ha operato ai margini dell’industria del narcotraffico. In qualche occasione era stato un punto di partenza per la droga diretta verso i mercati del nord, ma di regola la foglia di coca non era coltivata e il paese non era neanche un centro importante di produzione della cocaina”.

La fine della guerra civile in Colombia nel 2016 e il parziale smantellamento del cartello di Sinaloa in Messico nello stesso periodo, hanno creato le condizioni favorevoli per spostare il narcotraffico in Ecuador. Inoltre il paese “(…) ha decine di porti collegati da buone strade. Un migliaio di chilometri a ovest, le isole Galapagos sono un centro ideale per il rifornimento e la distribuzione di imbarcazioni cariche di merce di contrabbando. Una vivace industria turistica e un’economia dollarizzata offrono opportunità per il riciclaggio dei guadagni illegali. Inoltre il paese da tempo è integrato nelle reti di spedizione mondiali, con un’infrastruttura in grado di sostenere l’esportazione di quattro milioni di tonnellate di banane all’anno praticamente in tutto il mondo”.

Con l’aumentare del traffico sono aumentati anche i criminali, che si stanno arricchendo come mai prima d’ora, ma senza produrre dei cambiamenti nel modo di operare. Un modo di operare ancora molto artigianale, poco organizzato e che si basa molto sull’uso della violenza, come testimonia l’ultima rivolta avvenuta nel carcere di El Litoral.

Una violenza che ha spinto tanti trafficanti addirittura a cercare di farsi rinchiudere nello stesso carcere, considerato un posto più sicuro da dove gestire i propri affari. Un luogo lontano della strada, al riparo da agguati e guerre tra bande.

Bande sempre di più composte da ragazzi giovanissimi, difficilmente condannabili, ma facilmente reclutabili.  Come testimonia il capo della polizia di Guayaquil, le bande “(…) ingaggiano un dodicenne, gli danno una casa, un fucile e duecento dollari al mese per custodire la droga al loro posto”. Poi ricevono altri duecento dollari per spostarla da una parte all’altra del quartiere o per uccidere l’affiliato di una banda rivale, altri cento se riescono a reclutare un coetaneo”.

Un traffico quello della cocaina che si è intrecciato con altre attività economiche, prima fra tutte quella legata alla produzione di banane. Una produzione questa che pone l’Ecuador tra i principali esportatori al mondo. Sempre più spesso le spedizioni di banane nascondono grossi quantitativi di cocaina: ” le banane si deteriorano rapidamente, perciò di solito passano in fretta la dogana. E poiché il governo di Quito non ha voluto investire in scanner portuali, le possibilità che i doganieri riescano a trovare una partita di cocaina grande come una valigia sul fondo di una cassa di acciaio refrigerata di trenta metri quadrati sono davvero poche”.

Per affrontare questa situazione l’attuale presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, ha deciso di usare la forza contro le bande criminali, dotando esercito e polizia anche di armi sequestrate alle gang. Non solo, un ulteriore strumento per contrastare la violenza sarà quello di costruire un carcere di massima sicurezza dove verranno rinchiusi migliaia di affiliati alle bande sul modello adottato i Salvador dal presidente Nayib Bukele.

Decisione queste che non convincono tutti, tantomeno alcuni degli abitanti della cittadina di Guayaquil, dove è stato deciso di costruire il carcere.

 

 

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