2024: l’anno nero dei suicidi nelle carceri italiane

situazione esplosiva nelle carceri italiane, sia per le persone detenute che per gli agenti penitenziari

il 2024 si è chiuso come l'anno nero dei suicidi nelle carceri italiane, in quanto nell'anno appena concluso vi è stato il maggior numero di suicidi mai registrato

data di pubblicazione:

10 Gennaio 2025

Se il 2024 si è chiuso come l’anno nero dei suicidi nelle carceri italiane, in quanto nell’anno appena concluso vi è stato il maggior numero di suicidi mai registrato, il 2025 inizia in piena continuità. L’ennesimo suicidio avvenuto il 3 gennaio a Sollicciano (Firenze) è lo spunto dell’editoriale del quotidiano Domani, che sintetizza le enormi difficoltà del sistema penitenziario italiano.

“Il 2025 nelle carceri italiani è iniziato come si era concluso il 2024. Nel tardo pomeriggio di venerdì 3 gennaio, nell’istituto fiorentino di Sollicciano – già tristemente noto per altri casi simili, anche recenti – un detenuto di 25 anni di origini egiziane si è tolto la vita. Si tratta della seconda morte in carcere nell’anno nuovo, dopo quella avvenuta il 2 gennaio nell’istituto Dozza di Bologna, sulle cui circostanze si sta ancora indagando.

A dare notizia di quanto avvenuto a Sollicciano è stato Francesco Oliviero, segretario per la Toscana del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe): «L’uomo già in passato aveva posto in essere gesti autolesionistici. Pertanto, era stato allocato nel reparto centro clinico dell’istituto. Purtroppo, la situazione degli istituti penitenziari toscani è al collasso. Soprattutto a Sollicciano da anni non vi sono progetti rieducativi veri ed efficaci, affinché si possa dare una vera possibilità a chi entra in carcere».

Il sindacalista rimarca che «da tempo chiediamo interventi risolutivi all’amministrazione penitenziaria a livello locale e nazionale per quanto concerne i lavori di adeguamento della struttura, incremento del personale di polizia penitenziaria, fondi per il pagamento dello straordinario e missioni ma soprattutto progetti e percorsi rieducativi con il coinvolgimento dei grandi brand che possono investire in progetti lavorativi all’interno delle strutture penitenziarie. Purtroppo, a oggi dobbiamo constatare che le nostre richieste cadono nel vuoto».

«Quanto accaduto a Sollicciano – commenta invece Giuseppe Fanfani, garante dei diritti dei detenuti per la Toscana – purtroppo non mi meraviglia. Sono anni che dico che va chiuso perché è inumano e indecoroso. È l’opposto di tutto quello che la Costituzione dice e impone alle coscienze sulla pena, che andrebbe eseguita con senso di umanità».

Nell’anno che si è appena concluso, il sistema carcerario italiano ha scritto un triste record: il 2024 è stato l’anno con il maggior numero di suicidi in cella.

(…) «Questo ulteriore suicidio deve far riflettere sulla condizione in cui vivono i detenuti e su quella in cui è costretto ad operare il personale di polizia penitenziaria», commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Questi drammatici eventi, oltre a costituire una sconfitta per lo stato, segnano profondamente i nostri agenti che devono intervenire», prosegue.

«Si tratta spesso di agenti giovani, lasciati da soli nelle sezioni detentive, per la mancanza di personale. Il suicidio rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Servirebbero anche più psicologi e psichiatri, vista l’alta presenza di malati con disagio psichiatrico. Spesso, anche i detenuti, nel corso della detenzione, ricevono notizie che riguardano situazioni personali che possono indurli a gesti estremi», continua.

Capece richiama il discorso di fine anno dal capo dello stato, Sergio Mattarella, e le sue indicazioni per superare l’emergenza penitenziaria: «È vero: sono inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria, impegnato h24 nelle sezioni detentive e i cui appartenenti sono sempre più vittime di aggressioni e atti violenti dalla parte minoritaria della popolazione detenuta più refrattaria a rispettare l’ordine e la sicurezza anche durante la carcerazione. Ma nei nostri istituti di pena, anche per minori, si può e si deve “potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine”. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo».

La proposta operativa del Sappe è «prevedere un sistema penitenziario basato su tre “gradini”: il primo, per i reati meno gravi con una condanna non superiore ai tre anni, caratterizzato da pene alternative al carcere, quale l’istituto della “messa alla prova”; il secondo riguarda le pene superiori ai tre anni, che inevitabilmente dovranno essere espiate in carcere, ma in istituti molto meno affollati per lo sgravio conseguente all’operatività del primo livello e per una notevole riduzione dell’utilizzo della custodia cautelare; il terzo livello, infine, è quello della massima sicurezza, in cui il contenimento in carcere è l’obiettivo prioritario».

Quello del sovraffollamento, secondo il Sappe, «è certamente un problema storico e comune a molti paesi europei, che hanno risolto il problema in maniera diversa – sottolinea Capece -. L’osservazione della tipologia dei detenuti e dei reati consente di affermare che il sistema della repressione penale colpisce prevalentemente la criminalità organizzata e le fasce deboli della popolazione. In effetti, il carcere è lo strumento che si usa per affrontare problemi che la società non è in grado di risolvere altrimenti».

Ti potrebbe interessare anche
14 Settembre 2026

Cocaina: dalla scoperta alla sua proibizione

Dalla pianta di coca alla produzione di cocaina cloridrato

13 Settembre 2026

Una riflessione sul ruolo biologico e culturale dell’ebbrezza

Il bere si configura storicamente come una sofisticata grammatica sociale e una forma di "time out"

12 Settembre 2026

In Colombia si torna a parlare di guerra chimica alla coca

il nuovo governo colombiano prepara un progetto pilota con il glufosinato d’ammonio

11 Settembre 2026
10 Settembre 2026

Il patteggiamento di Meta: nuove misure ma non sufficienti

Come dovrebbe essere un social network?

9 Settembre 2026

Smettere di fumare

le sigarette elettroniche come strumento efficace

8 Settembre 2026

Contesto carcerario e consumo di sostanze

Il 32,7% dei detenuti ha una diagnosi di dipendenza patologica da sostanze.

7 Settembre 2026

Divertimento notturno e consumi di sostanze psicoattive

A Berlino aumenta il consumo di ketamina sulla scena notturna

6 Settembre 2026

Il razzismo come fattore determinante nell’evoluzione dell’HIV

Non si tratta di semplici pregiudizi individuali, bensì di un vero e proprio razzismo strutturale che modella la società.

5 Settembre 2026

Adultosfera digitale e giovani

Come l'ambiente sociale dei grandi modella la crescita di ragazzi e ragazze

4 Settembre 2026

il consumo di tabacco in Europa

il dato è in lieve diminuzione

3 Settembre 2026

Dialogare oggi – un podcast sul disagio giovanile

2 Settembre 2026

Legge “svuota-carceri”: mancano le risorse

1 Settembre 2026

Le politiche USA sulle morti da fentanyl

Trump taglia i fondi sulla riduzione del danno

31 Agosto 2026

Drug Checking: come funziona?

Una strategia di riduzione del danno

30 Agosto 2026

L’AI come principale interlocutore tra gli adolescenti

un chatbot come amico

29 Agosto 2026

Per contrastare l’HIV serve un approccio integrato con le altre IST

Servono diagnosi precoci e screening coordinati per raggiungere gli obiettivi del 2030

28 Agosto 2026

Una prospettiva di genere sulle infezioni virali

l'esempio di HPV E HBV

27 Agosto 2026

Le scommesse sportive tra i giovani: i risultati dello studio francese PProJeTIM

La familiarizzazione con le scommesse avviene precocemente e spesso proprio all'interno delle mura domestiche

26 Agosto 2026

Solitudine e salute mentale: un binomio da contrastare

Il cambiamento delle relazioni ha sicuramente inciso su questa situazione