Covid-19 e conseguenze sui disturbi alimentari

soprattutto gli adolescenti hanno accusato gli effetti negativi delle restrizioni

Rispetto agli uomini, le donne hanno un rischio maggiore di sviluppare disturbi alimentari, il cui esordio e sintomi principali (ad esempio, problemi di peso/forma corporea, abbuffate) spesso coincidono con l’adolescenza, in particolare con la maturazione puberale

data di pubblicazione:

16 Dicembre 2024

Sul Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanita, Volume 37, n. 5, del 2024 è possibile leggere un articolo sull’ impatto della pandemia di COVID-19 sul rischio e sui sintomi dei disturbi alimentari. Disturbi alimentari che riguardano comunemente il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza e che vengono diagnosticati sempre più tardi a causa di una evoluzione dei sintomi molto lenta. Tra i disturbi più comuni vi è l’Anoressia nervosa (AN), che durante la pandemia ha registrato un’impennata di casi, con una evoluzione dei sintomi più veloce, soprattutto tra le donne.

Rispetto agli uomini, le donne hanno un rischio maggiore di sviluppare disturbi alimentari, il cui esordio e sintomi principali (ad esempio, problemi di peso/forma corporea, abbuffate) spesso coincidono con l’adolescenza, in particolare con la maturazione puberale. Secondo fonti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) il fattore di rischio nelle femmine è dalle 2 alle 10 volte maggiore rispetto ai maschi.”C

Come per altre patologie anche per i DCA sarebbe “(…) importante identificarli e intervenire tempestivamente perché, se non trattati adeguatamente, tali disturbi aumentano il rischio di danni permanenti a carico di tutti gli organi e apparati dell’organismo che, nei casi più gravi, possono portare alla morte.”

Vista la gravità delle conseguenze l’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma (OPBG) ha condotto uno studio retrospettivo per valutare l’effetto dell’isolamento sociale, specialmente durante il COVID-19 sul rischio e sui sintomi dei disturbi alimentari.

Studio che ha analizzato le cartelle cliniche di pazienti ricoverati per DCA nel periodo compreso tra tra dicembre 2019 e aprile 2021.  Periodo che ha visto un aumento delle nuove diagnosi per AN  fino a una media del 40,6 % di casi al mese.

Dai dati dello studio è emerso che il “(…) 92% di questi pazienti era di sesso femminile, l’80,3% era alla prima insorgenza della malattia, il 19,7% aveva una recidiva clinica e il 62,2% era stato precedentemente ospedalizzato per DCA.” In diversi casi oltre ai DCA sono stati riscontrati altri disturbi, tra cui la depressione (14,0%), ansia (3,9%), psicosi (4,7%), disturbo specifico dell’apprendimento (3,9%) o disturbi psichiatrici multipli (13,4%).

Inoltre, durante il primo periodo pandemico, un paziente su tre ha riportato un peggioramento della qualità della terapia a cui era sottoposto. Il lockdown e l’isolamento sociale, infatti, hanno ridotto, o impedito per alcuni periodi, l’accesso ai servizi territoriali o alla psicoterapia individuale dei pazienti.

Il presente studio ha fornito un quadro importante per lo sviluppo di interventi clinici ed educativi rivolti agli adolescenti, al fine di mitigare gli impatti negativi sulla salute della pandemia nel breve e lungo periodo.

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