disturbi alimentari in adolescenza: una storia

la scelta di intraprendere anche un percorso farmacologico è stata fondamentale

Con la decisione di intraprendere un percorso di psicoterapia le cose sembravano essersi messe nel verso giusto, ma l'avvento della pandemia ha interrotto tutto, ributtandola di fronte a se stessa e alle sue problematiche 24 ore su 24. Un periodo molto duro, da cui è uscita con l'aiuto della famiglia, di una psicologa e con un supporto farmacologico.  Un supporto di cui aveva sempre pensato con timore e con un certo grado di pregiudizio. 

data di pubblicazione:

9 Dicembre 2024

Sulla rivista Lavialibera si trova il racconto di una ragazza che si è trovata ad affrontare l’ansia per i futuro e le trasformazioni del corpo con il cibo. Per lei il cibo era diventato il suo peggior nemico e il migliore alleato. Da una parte si faceva ossessione che la controllava, dall’altra la proteggeva dandogli un senso di sicurezza illusorio. Un senso di sicurezza rispetto all’angoscia per il futuro e le sfide che avrebbe dovuto affrontare dopo l’uscita dalle scuole superiori.

La ragazza racconta che “(…)  il cibo era diventato l’unico rifugio sicuro, il modo per anestetizzare il dolore e il senso di inadeguatezza che mi attanagliavano: così di nuovo, dopo le abbuffate, arrivavano i sensi di colpa, in un circolo vizioso che mi allontanava sempre di più da amici e familiari.”

Inizialmente pur sapendo che storie simili erano comuni tra le sue coetanee, soprattutto attraverso la rete, nella realtà concreta era difficile trovare qualcuno per provare a lenire il suo malessere. Anche la terapia presso  il centro per i disturbi del comportamento alimentare dell’ospedale Molinette di Torino non aveva funzionato. 

La ragazza racconta “(…) che non avevo scuse per stare male. Pensavo: “Non sono abbastanza magra per essere anoressica, né abbastanza grassa per essere bulimica”. Mi sentivo colpevole, come se stessi recitando una farsa, come se la mia sofferenza non fosse abbastanza valida e avesse bisogno di un’etichetta per essere riconosciuta.”

Con la decisione di intraprendere un percorso di psicoterapia le cose sembravano essersi messe nel verso giusto, ma l’avvento della pandemia ha interrotto tutto, ributtandola di fronte a se stessa e alle sue problematiche 24 ore su 24. Un periodo molto duro, da cui è uscita con l’aiuto della famiglia, di una psicologa e con un supporto farmacologico.  Un supporto di cui aveva sempre pensato con timore e con un certo grado di pregiudizio.

Alla fine questa scelta è stata ripagata, i problemi non sono stati ancora risolti, ma ora la ragazza ha “(…) gli strumenti necessari per affrontarli con maggiore lucidità e per riconoscere i segnali che il mio corpo trasmette”. 

Il racconto termina non solo incentivando le persone con un disturbo alimentare a chiedere aiuto per non sentirsi sole, ma anche affermando una verità sacrosanta, ossia che noi siamo molti di più dei nostri disturbi. 

 

 

 

 

 

 

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