carceri e condizioni di vita

il sovraffollameto si registra nella maggior parte degli istituti

I dati dimostrano che la percentuale della recidiva tra chi ha un impiego, sia dentro sia fuori le mura di una prigione, scende dal 68,7 per cento al 2 per cento. Ma in Italia il lavoro all’esterno coinvolge meno del 5 per cento dei carcerati.

data di pubblicazione:

10 Novembre 2024

Oggi in carcere ci sono 61.480 persone, ma i posti disponibili sono 47mila. E’ riassumibile in queste poche parole la difficile situazione in cui versano le carceri italiane secondo un articolo sul sito di Internazionale. Numeri che si basano sull’ultimo rapporto dell’associazione Antigone dal titolo emblematico: Il carcere scoppia. 

Un sovraffollamento che non si registrava con questi numeri dal 2013, tanto che solo 38 istituti su 190 sono nella norma.

Sulla parola sovraffollamento bisogna intendersi. I posti in carcere sono calcolati sulla base di un decreto del ministero della sanità del 1975, secondo cui “la superficie delle celle singole non può essere minore di 9 metri quadrati e per le multiple sono previsti 5 metri quadrati aggiuntivi per ciascun detenuto”. In quasi un carcere su tre degli 88 visitati da Antigone c’erano celle in cui non erano garantiti neanche tre metri quadrati a testa: la soglia minima della dignità secondo la Corte europea per i diritti dell’uomo.”

Ma oltre alle dimensioni limitate vanno tenuti in considerazioni altri elementi. Mancanza di aria fresca che non entra da finestre troppo piccole e chiuse, mancanza di acqua potabile, servizi sanitari rotti o utilizzati per più funzioni.

Tutto questo non fa altro che rendere la vita carceraria un percorso ad ostacoli che qualcuno non riesce a superare. Il numero dei suicidi, se continueranno con la questa frequenza, probabilmente supereranno quelli dello scorso anno.

Di queste persone “(…) otto erano in carcere da pochi giorni, 27 da neanche sei mesi. Undici invece stavano per uscire. A Novara e Pavia si sono ammazzati due ragazzi di appena vent’anni. Ad Augusta un uomo di 67 anni è morto dopo sei mesi di sciopero della fame. A loro bisogna aggiungere i cinque agenti di polizia penitenziaria che si sono tolti la vita. Conoscere i motivi dietro gesti così estremi è complicato: ma il degrado e la violenza in cui sono costretti a vivere carcerieri e carcerati mostra un pezzetto di questa complessità.”

Anche la situazione dei minori negli istituti penali non è migliore. I numeri sono in aumento a seguito del decreto Caivano, si legge nell’articolo, che “(…)  ha reso più facile prendere un ragazzo e chiuderlo in cella, anche per fatti di poco conto, invece di immaginare per lui percorsi alternativi nelle comunità.”

Ma come affrontare questa situazione? Secondo l’articolo non costruendo carceri nuovi, come qualcuno dice da decenni, ma incentivando l’occupazione dentro il carcere. come suggerisce anche il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

“I dati dimostrano che la percentuale della recidiva tra chi ha un impiego, sia dentro sia fuori le mura di una prigione, scende dal 68,7 per cento al 2 per cento. Ma in Italia il lavoro all’esterno coinvolge meno del 5 per cento dei carcerati.”

Se si tenesse conto di questi dati e si migliorassero le condizioni di vita e si eviterebbero molte situazioni critiche. Si limiterebbero i suicidi, gli atti di autolesionismo e le rivolte e proteste, anche loro in aumento.

Non solo, condizioni di vita migliori farebbero risparmiare anche i conti dello stato. “Nel 2023 sono stati presentati circa diecimila ricorsi per condizioni di vita degradanti, dice Antigone, e più di quattromila sono stati accolti, concedendo sconti di pena oppure risarcimenti, calcolati in otto euro al giorno.”

 

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