disturbi del comportamento alimentare tra i giovani

l'importanza della presa in carico precoce

il Covid-19 ha generato una maggiore ansia, tristezza, rabbia e solitudine, soprattutto tra coloro che soffrono di anoressia nervosa, a causa dell’incertezza e dell’isolamento sociale. In aggiunta, la relazione con il cibo per questi pazienti è stata complicata dall’insicurezza alimentare e dagli acquisti impulsivi causati dal panico

data di pubblicazione:

22 Ottobre 2024

I disturbi del comportamento alimentare rimangono ancora una emergenza sanitaria a distanza di anni dall’epidemia da Covid-19. In particolare anoressia, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata sono disturbi in aumento soprattutto nella fascia di popolazione più giovane. Da qui la necessità di avere diagnosi sempre più precoci, che garantiscano percorsi di cura efficaci.

In Europa i dati, secondo un articolo sul sito l’Inkiesta, parlano di circa 20 milioni di persone affette da disturbi alimentari, mentre negli USA almeno il 9% della popolazione ne ha sofferto almeno una volta nella vita.

Sicuramente il Covid-19 è stato una delle cause che ha interferito molto con questi disturbi, come descritto in un articolo pubblicato nel Journal of Eating Disorders.

L’articolo sostiene che “(…) il Covid-19 ha generato una maggiore ansia, tristezza, rabbia e solitudine, soprattutto tra coloro che soffrono di anoressia nervosa, a causa dell’incertezza e dell’isolamento sociale. In aggiunta, la relazione con il cibo per questi pazienti è stata complicata dall’insicurezza alimentare e dagli acquisti impulsivi causati dal panico.”

Dall’ultima rilevazione del ministero della Salute, in Italia ci sono tre milioni e duecentomila persone affette da disturbi alimentari.

“Secondo una ricerca  condotta in diverse città italiane e riportata sul Journal of Affective Disorders nel 2021, si è osservato un incremento del venti per cento nei casi di ansia e depressione, del sedici per cento nei casi sintomatici post-traumatici, del trenta per cento negli attacchi di panico e del diciotto nell’insonnia tra i pazienti affetti da disturbi alimentari durante il periodo di lockdown. Dopo il lockdown, i sintomi non erano diminuiti ma erano rimasti stabili o erano addirittura aumentati.”

Oltre alle misure restrittive le origini post-traumatiche dei disturbi alimentari, secondo Laura Dalla Ragione,Direttore Scientifico della Rete Dca Usl1 dell’Umbria, possono ricercarsi anche all’eccesiva esposizione dei giovani ai social media. Molti influencer e fitness influencer potrebbero aver avuto un ruolo negativo su molti adolescenti, soprattutto ragazze, con contenuti spesso fuorvianti.

Dalla ricerca è anche emerso un aumento dei sintomi legati ai disturbi del comportamento alimentare tra pazienti ricoverati in ospedale. Da qui la necessità di avere una diagnosi medica adeguata e strutture distribuite uniformemente sul territorio che possano offrire cure efficaci nel prevenire danni permanenti e potenzialmente mortali.

Cure che non possono limitarsi all’assunzione di farmaci, come nel caso dell’Ozempic. “Nonostante Ozempic sia utile nel controllare il livello di zucchero nel sangue e nel promuovere la perdita di peso – caratteristica che ne sta favorendo una rapida diffusione su larga scala in tutto il mondo –, alcuni specialisti sono preoccupati che il suo potere soppressivo dell’appetito possa peggiorare o nascondere disturbi alimentari già presenti come anoressia e bulimia.”

Per questo secondo Dalla ragione oltre che investire maggiormente sulle campagne di prevenzione, bisognerebbe fare una formazione adeguata a medici e pediatri al fine di aumentare la presa in carico precoce di questi disturbi.

 

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