AVVIATO ITER LEGISLATIVO NEGLI USA PER PORTARE LA CANNABIS NELLA TABELLA 3

con l’effettivo cambio di tabella sarebbe garantito l’uso di cannabis dietro prescrizione medica e si darebbe via libera alla ricerca scientifica

L’agenzia anti-droga (DEA) e il Procuratore Generale statunitensi hanno proposto di spostare ufficialmente la marijuana dalla Tabella I alla Tabella III della legislazione sui narcotici

data di pubblicazione:

24 Maggio 2024

Negli Usa è stato avviato l’iter legislativo per portare la cannabis dalla Tabella I alla Tabella III della legislazione sui narcotici, dove se ne riconoscerebbe l’uso medico. Tuttavia, l‘approvazione non è scontata e potrebbe richiedere tempi lunghi.

L’agenzia anti-droga (DEA) e il Procuratore Generale statunitensi hanno proposto di spostare ufficialmente la marijuana dalla Tabella I alla Tabella III della legislazione vigente sui narcotici. In linea con le raccomandazioni delle autorità sanitarie nazionali, sollecitate mesi fa dallo stesso Biden, la decisione è tanto attesa quanto di portata storica per lo scardinamento del controverso Controlled Substances Act in vigore da oltre mezzo secolo (poi adottato variamente nel resto del mondo).

Attualmente la marijuana è infatti inclusa nella classificazione più restrittiva, la Tabella I (sostanze prive di valore terapeutico e a forte rischio d’abuso, con pene draconiane per l’uso ricreativo), insieme ad eroina, psichedelici, amfetamine. Per quelle incluse nella Tabella III se ne riconosce invece l’uso medico e la scarsa potenzialità di dipendenza fisica o psicologica; è il caso di oppioidi, ketamina, steroidi e perfino del Marinol, versione sintetica del THC spesso prescritto per il trattamento di nausea da chemioterapia e inappetenza dovuta all’AIDS.

Con l’effettivo cambio di tabella sarebbe garantito l’uso dietro prescrizione medica e si darebbe via libera alla ricerca scientifica. Le aziende del settore avrebbero altresì accesso a sgravi fiscali (ma non alle auspicate facilitazioni bancarie) e a maggiori spazi di manovra nel mercato borsistico Usa – finora possibili solo in Canada, dove la cannabis è legale dal 2018, secondo Paese al mondo dopo l’Uruguay.

Va chiarito che nell’immediato ciò non comporta alcun cambiamento a livello legislativo: l’eventuale nuova classificazione ha tempi lunghi e richiede il beneplacito di altre agenzie governative, un periodo di valutazioni pubbliche, il ritardo dei cavilli burocratici.

Non a caso alcuni attivisti lo giudicano comunque un passetto da lumaca, ritenendo che la perdurante illiceità delle norme federali interferisca con i programmi di segno opposto implementati a livello statale (sono 38 gli Stati in cui è previsto l’uso personale e la vendita per gli adulti in base a diverse formulazioni). Motivo per cui il gruppo parlamentare democratico ha presentato un’ulteriore proposta di legge per annullare definitivamente ogni divieto sulla cannabis, mentre il fronte repubblicano ha già avviato una raccolta-fondi a sostegno di interventi legali per bloccare sul nascere la proposta della DEA.

Forse ancor più importanti le prevedibili ricadute a livello internazionale, vieppiù ora che un altro pezzo grosso come la Germania ha detto sì alla regolamentazione. Un primo e concreto segnale di riforma che potrebbe stimolare altri Paesi, variamente interessati o vicini alle politiche Usa, a cavalcare l’inevitabile vento del cambiamento.”

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