DIFFUSIONE DEL VACCINO CONTRO IL PAPILLOMAVIRUS E CALO INFEZIONI

In Italia i condilomi sono la patologia a trasmissione sessuale più frequentemente diagnosticata, ma il trend di diffusione è in calo

L’infezione da Hpv è quella sessualmente trasmessa di natura virale più diffusa al mondo ed è causa di varie patologie tumorali, ma anche di patologie benigne come i condilomi ano-genitali

data di pubblicazione:

14 Marzo 2024

La diffusione in Italia del vaccino contro il Papillomavirus umano (Hpv) ha concorso a diminuire, negli ultimi anni, le diagnosi di condilomi. Fra le infezioni sessualmente trasmesse, quella da Hpv è la più diffusa, e quindi sono positivi i risultati raggiunti per contrastare l’infezione e ridurre il cancro da Papillomavirus.

“Condilomi in calo in Italia, dimezzati nei più giovani, grazie al vaccino contro il Papillomavirus umano (Hpv). È il trend fotografato dalla Sorveglianza sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse coordinata dall’Istituto superiore di sanità, e in particolare dai dati presentati a Roma durante un convegno in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sull’Hpv che si celebra oggi.

“L’infezione da Hpv – ricorda l’Iss – è quella sessualmente trasmessa di natura virale più diffusa al mondo ed è causa di varie patologie tumorali, ma anche di patologie benigne come i condilomi ano-genitali. Proprio quest’ultima malattia, che a differenza dei tumori si manifesta a breve distanza dall’infezione, è in diminuzione nel nostro Paese negli ultimi anni grazie alle campagne vaccinali”.

In Italia i condilomi sono la patologia a trasmissione sessuale più frequentemente diagnosticata: nel 2021 sono stati 3-4 volte più numerosi dei casi segnalati di gonorrea e sifilide, sottolinea l’Istituto superiore di sanità. Ma se tra il 2004 e il 2013 le diagnosi di condilomatosi sono aumentate costantemente, con un numero di casi quasi triplicato, dopo il 2013 il numero si è stabilizzato e tra il 2018 e il 2021 si è osservata una riduzione del 30%, che arriva al -50% nei giovani di 15-24 anni.

“In considerazione del fatto che nel 2008 è iniziata la campagna di vaccinazione anti-Hpv delle 12enni”, per gli esperti del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss “appare plausibile ritenere che la diminuzione osservata tra i giovani 15-24 anni a partire dal 2013 possa essere attribuibile a tale campagna vaccinale. Infatti, le ragazze che avevano 12 anni nel 2008 arrivano ad avere 17 anni nel 2013, età media dell’inizio dell’attività sessuale nel nostro Paese.

Quindi le coorti di ragazze e ragazzi (il vaccino viene raccomandato anche ai maschi a partire dal 2013-2016) vaccinati per Hpv sono stati protetti anche dai condilomi ano-genitali. Infatti, sebbene il vaccino abbia come obiettivo primario la prevenzione del tumore del collo dell’utero, protegge anche dai tipi di Hpv che causano i condilomi”.

Durante il convegno dedicato a Massimo Tommasino, uno scienziato che, come spiegato dall’Iss “ha contribuito in modo fondamentale alle conoscenze in materia di Hp”, sono state illustrate le misure di salute pubblica in atto nel nostro Paese per contrastare l’infezione e ridurre il cancro da Papillomavirus, che oltre alla vaccinazione comprendono anche gli screening, e sono stati riportati e discussi i recenti progressi della ricerca.

“La sensibilizzazione, l’educazione e la riduzione dello stigma sulla malattia sono le prime azioni per fermare l’Hpv – spiega Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Iss -. I Papillomavirus infettano quattro persone su cinque nel corso della vita. Sebbene la maggior parte di noi non manifesti mai i sintomi, il virus può causare il cancro. Quasi mezzo milione di persone muoiono nel mondo ogni anno a causa dell’Hpv: molte di queste morti possono essere evitate”.”

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