DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: LO STATO DELL’ARTE

già durante la pandemia era emerso, in maniera chiara, un aumento dei casi di disturbi alimentari legato all’isolamento sociale

è evidente che l’età di esordio si è abbassata dai 15 anni in su del pre Covid alla fascia di 13-15 anni e talvolta addirittura a 8/9 anni

data di pubblicazione:

28 Febbraio 2024

Dalla pandemia, si conferma un aumento del numero di ragazzine e bambine con disturbi del comportamento alimentare. Sul sito della Fondazione Veronesi, un approfondimento sui disturbi del comportamento alimentare dedica attenzione sia alle forme emergenti di questi disturbi che alla questione delle cure. 

“In attesa della piena operatività e aggiornamento dei Lea, atteso a questo punto per il primo semestre 2024, si è deciso di mettere a disposizione del Fondo straordinario dedicato, pur in assenza della completa rendicontazione da parte delle Regioni, un fondo pari a 10 milioni di euro per il 2024.

È stata aggiornata, come riportato sul sito dell’Istinto Superiore di Sanità, la piattaforma online dei centri dedicati alla cura dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. L’ultimo censimento al 28 febbraio 2023, ha contato 126 strutture su tutto il territorio nazionale, di cui 112 pubbliche (appartenenti al Servizio sanitario nazionale – Ssn) e 14 appartenenti al settore del privato accreditato. Come sempre, per quanto riguarda la presenza sul territorio, la distribuzione è “a macchia di leopardo”. Il maggior numero dei centri (63) si trova nelle regioni del Nord (20 in Emilia Romagna e 15 in Lombardia). Nel centro Italia ce ne sono invece 23 (di cui 8 nel Lazio e 6 in Umbria), mentre 40 sono distribuiti tra il Sud e le Isole (12 in Campania e 7 in Sicilia). Rispetto alla fascia d’età presa in carico dai centri: l’84% ha dichiarato di prendere in carico persone di età pari o superiore a 18 anni, l’82% la fascia d’età 15-17 anni e il 48% i minori fino a 14 anni. La modalità di accesso è diretta nel 77% dei casi, ossia è il paziente stesso che si reca nella struttura. I centri prevedono l’accesso mediante pagamento di ticket sanitario (68%), in modalità gratuita (33%), in regime di intramoenia (11%).

«Già durante la pandemia – spiega la dottoressa Valeria Zanna, psichiatra e psicoterapeuta, Responsabile Anoressia e Disturbi alimentari dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma – era emerso, in maniera chiara, un aumento dei casi di disturbi alimentari legato all’isolamento sociale; e ora prosegue l’onda lunga di questo fenomeno. A un’osservazione empirica è evidente che l’età di esordio si è abbassata dai 15 anni in su del pre Covid alla fascia di 13-15 anni e talvolta addirittura a 8/9 anni. Ovviamente la pandemia ha aggravato situazioni latenti, ma numerosi sono in fattori in gioco implicati in questo anticipo cronologico: lo sviluppo fisico sempre più precoce, l’attenzione maniacale nei confronti del corpo amplificata dall’utilizzo dei social, la solitudine con cui bambini e ragazzi affrontano il momento del pasto perché non tutte le scuole forniscono il servizio mensa e spesso entrambi i genitori lavorano; la difficoltà dei genitori a intercettare precocemente, nei loro figli, la presenza di una sofferenza nascosta. Insomma, articolati e complessi sono i fattori in gioco, come avviene per le malattie in generale e ancora di più per quelle che, come i disturbi alimentari, riguardano il corpo e la psiche in un’età critica come quella adolescenziale e pre adolescenziale».

«Per quanto riguarda invece l’incidenza dell’anoressia nervosa, secondo la più aggiornata letteratura scientifica, si stimano almeno 8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno al femminile, mentre è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra i maschi. L’incidenza della bulimia nervosa è stimata essere di almeno 12 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le femmine e di circa 0,8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra i maschi. Le forme più gravi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l’1,5% delle donne. I disturbi alimentari nell’ambito delle patologie psichiatriche presentano così il più alto indice di mortalità, in particolare, nel caso dell’anoressia nervosa il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso».

«Un altro aspetto che si è evidenziato ultimamente – prosegue Zanna – è l’aumento dei cosiddetti casi di anoressia atipica. Si tratta perlopiù di ragazze (l’anoressia si declina soprattutto al femminile con un rapporto femmine-maschi di 8 a 2) per le quali la compromissione fisica è meno evidente, perché il dimagrimento è partito da una condizione di precedente sovrappeso, ma che hanno sviluppato un pensiero del tutto sovrapponibile a quello a quello dell’anoressia più tipica. Sono adolescenti che nel giro di pochi mesi hanno presentato un dimagrimento molto significativo, talvolta anche di 15 o 20 kg con conseguenti gravi implicazioni mediche. Tale condizione comporta una perdita rapida sia della massa grassa (la parte di peso costituito dall’organo adiposo, ovvero dal grasso corporeo, ndr) che della massa magra, costituita principalmente da tessuto muscolare, con conseguente interessamento multi-organo (cuore, rene, fegato etc). Sono ragazze dunque molto, molto sofferenti, sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista fisico. Spesso hanno alle spalle una storia personale di frequenti derisioni e scarsa accettazione da parte dei pari che rende difficile l’adesione al trattamento, perché spaventate dalla possibilità di recuperare un peso eccessivo».

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