SOBER PARTY: MITO O NUOVI CONSUMI?

Secondo infatti un’indagine svolta da Marketplace, il 41 per cento dei Millennial e il 21 per cento della Generazione Z beve sempre meno la sera

Sober party indica il fenomeno relativo a nuovi consumi senza alcol e a culture no alcol nei giovani e nei giovanissimi

data di pubblicazione:

8 Febbraio 2024

Sober party indica il fenomeno relativo a nuovi consumi senza alcol e a culture no alcol o rappresenta un mito? Con questo termine, si intende la preferenza per bevande analcoliche al posto degli alcolici nei giovani e nei giovanissimi. Ma si tratta di un fenomeno genuino o dell’esagerazione di una moda passeggera?

Un articolo del Fatto Quotidiano confronta i risultati di una ricerca di mercato con il parere di un esperto. “Secondo infatti un’indagine svolta da Marketplace, il 41 per cento dei Millennial e il 21 per cento della Generazione Z beve sempre meno la sera. Forse complice l’aumentata offerta di drink analcolici. Almeno secondo chi ha finanziato la ricerca, che fa risalire la scelta di bevande analcoliche alla anxiety economy, che comanda tutte le scelte di mercato che sono state fatte per combattere l’ansia generazionale emersa in particolare durante la pandemia. “Nel periodo della pandemia ci siamo accorti che bevevamo decisamente troppo – ha dichiarato a Forbes il capo della ricerca -, e siamo sempre più convinti (grazie anche alla Gen Z) che l’abuso di alcol infici sulla propria salute mentale”.

Come riportato da Vogue, sui social si diffonde la Recovering Party Girl. Di che si tratta? Su Tik Tok, per esempio, Jules Rangi racconta del suo passato da ragazza che si ubriacava sempre tutti i sabati in discoteca esagerando e pentendosene puntualmente il giorno dopo, e di com’è riuscita a superare il trauma riuscendo a frequentare “luoghi festosi senza alcol in corpo”. Hanno poi milioni di visualizzazioni i video su TikTok raccolti sotto l’hashtag #soberparty, in cui ragazze si riprendono in discoteca mentre ballano sobrie e si divertono comunque.

“Le indagini di mercato fotografano una situazione istantanea che è ovviamente diversa da quella delineata da un sistema di monitoraggio formale che esamina e controlla attraverso diverse variabili le tendenze rilevate dalle indagini su popolazione. La generazione Z ha età molto differenti comprendendo individui di 11-25 anni che presentano rischi e tendenze profondamente diversi che non sono assimilabili in un’unica categoria quando parliamo di alcol”, spiega al FattoQuotidiano.it il professor Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Nazionale Alcol, Istituto Superiore Sanità.

E nelle vostre ricerche, che cosa emerge?

Rileviamo 1 milione e 370mila 11-25enni a rischio di cui 620mila minorenni786mila sono i binge drinkers che bevono per ubriacarsi di cui 83mila minori. Per la generazione Z il Covid ha generato risultati contrastanti. I moderati hanno ridotto ulteriormente in media i consumi mentre chi era già un consumatore a rischio li ha incrementati. Insomma, un conto è l’indagine di mercato e ben altro il monitoraggio epidemiologico”.

Di fatto, è sicuramente cresciuta l’offerta di analcolici, birre specialmente, ma anche cocktail senza alcol. Si può dire che c’è maggiore sensibilità sui rischi dell’alcol anche nelle nuove generazioni?

Probabilmente qualcosa sta cambiando, ma non si può generalizzare ed è un trend estremamente lento.

Quali sono le cause principali che inducono ancora ad avere comportamenti a rischio in merito al consumo di alcolici?

“Il fattore predominante è la cultura del bere indotta dall’industria e dalle pubblicità. L’Oms denuncia la mancanza di responsabilità sociale dell’impresa che ostacolano la produzione di politiche di salute pubblica e di prevenzione sull’alcol. Politiche blande, depotenziate favoriscono la logica economica ma creano danni economici anch’esse. Per esempio, l’Ocse segnala per l’Italia danni economici così pesanti per il Pil da non essere sostenibili.”

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