l’influenza delle multinazionali del tabacco sulle politiche sanitarie dei paesi: un’indagine

dall'indagine internazionale l'Italia ne esce con un pessimo punteggio

Il rapporto misura l’interferenza dell’industria del tabacco durante il periodo gennaio 2020-marzo 2023 tramite un punteggio che va da 0 (assenza di interferenza) a 100 (massima interferenza). Dalla classifica stilata l'Italia ne esce con un punteggio di 75 su 100, quindi con un pessimo punteggio, che la pone al 77 posto su 90 paesi esaminati.

data di pubblicazione:

11 Dicembre 2023

A novembre è stato pubblicato l’ultimo rapporto del Global Tobacco Industry Interference Index, un’indagine a livello internazionale sul modo in cui i governi rispondono alle interferenze dell’industria del tabacco e proteggono le politiche di Sanità Pubblica dagli interessi commerciali dell’industria del tabacco, come richiesto dal WHO FCTC.
Il rapporto misura l’interferenza dell’industria del tabacco durante il periodo gennaio 2020-marzo 2023 tramite un punteggio che va da 0 (assenza di interferenza) a 100 (massima interferenza). Dalla classifica stilata l’Italia ne esce con un punteggio di 75 su 100, quindi con un pessimo punteggio, che la pone al 77 posto su 90 paesi esaminati.
L’aggiornamento al 2023 di questo indice è stato reso possibile grazie al lavoro dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, in collaborazione con l’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica, la Società Italiana di Tabaccologia, e l’Alleanza per un’Italia senza tabacco.
Per quanto riguarda il nostro paese il rapporto evidenzia che “(…) se da una parte il Ministero della Salute ha ribadito il principio per cui “la riduzione del danno non è una politica di salute pubblica applicabile in Italia”, dall’altra l’industria del tabacco è vista come un partner strategico dal punto di vista economico. E’ soprattutto il Governo, secondo il sito Tobacco endgame,  il soggetto che favorisce queste grandi aziende, garantendole benefici fiscali e regolatori senza che nessun Ministero o partito politico si opponga.
Non solo, il Governo oltre a “(…) permette all’industria del tabacco di promuovere i suoi interessi sulle questioni legate al tabacco, supporta direttamente la fondazione di nuovi centri di produzione, iniziative di green washing (ecologismo di facciata) promosse dall’industria, e sostiene la tabacchicoltura patrocinando regolarmente accordi tra industria e organizzazioni agricole per la vendita del tabacco italiano, invece di favorire la riconversione della produzione di tabacco.
Per contrastare questa invadenza dell’industria nelle politiche sanitarie del paese il Governo italiano dovrebbe dare maggior peso all’articolo 5.3 della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO FCTC) e alle sue implicazioni. Questo perché in esso sono contenute linee guida e misure in grado di limitare le “(…)  le interazioni tra l’industria del tabacco e i funzionari solo quando strettamente necessario, garantendo la trasparenza e rifiutando accordi non vincolanti.”
Altre misure da adottare in questa direzione sarebbero garantire una ricerca scientifica indipendente, rifiutare donazioni e sponsorizzazioni da parte di queste multinazionali a enti pubblici. Inoltre andrebbero stabiliti “(…) regolamenti che assicurino la trasparenza degli incontri del personale tecnico e politico dei Ministeri con l’industria del tabacco, incontri che devono essere documentati e resi pubblici per garantire la responsabilità delle parti e prevenire influenze indebite.

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