Hikikomori: una madre racconta

L'attrice Lucia Sardo parla di suo figlio hikikomori

Lucia racconta che la cosa peggiore è non riuscire a dare un nome a questa situazione, che spesso viene sottovalutata anche dagli specialisti, che scambiano questo periodo per un lungo turbamento adolescenziale.

data di pubblicazione:

5 Settembre 2023

Sulla rivista online Vita.It è possibile leggere la testimonianza dell’attrice Lucia Sardo rispetto al ritiro sociale del figlio. Un ritiro durato 12 anni e che l’ha vista per la maggior parte del tempo lottare da sola per capire come affrontare la situazione. Una situazione, quella del figlio Giacchino, che è riuscita a sbloccare solo dopo aver conosciuto l’associazione “Hikikomori Italia Genitori onlus”.
Da quel momento in poi, seguendo le indicazioni dell’associazione rispetto a comportamenti da adottare e da evitare, è riuscita a comprendere e cambiare il rapporto con il figlio. Un figlio che era sempre andato bene a scuola, ma che ad un certo punto comincia a non essere più presente e a distaccarsi sempre di più dalla realtà familiare e sociale. Lucia racconta che la cosa peggiore è non riuscire a dare un nome a questa situazione, che spesso viene sottovalutata anche dagli specialisti, che scambiano questo periodo per un lungo turbamento adolescenziale.
La scuola secondo l’attrice è stata un momento molto negativo per il figlio, che non è stato capito né aiutato, dimostrandosi impreparata di fronte a queste situazioni. Lucia si è ritrovata quindi da  sola di fronte al figlio, in un periodo in cui si stava separando e il fratello era morto da poco.
“Da madre lo capivo che mio figlio aveva un malessere spaventoso, ma non sapevo come aiutarlo. Era una lenta ma progressiva discesa negli inferi. Un continuo no: no al cibo, no alle parole, no a tutto”. Dopo aver tentato in tutti i modi di stimolare il figlio a riprendere la sua vita precedente, Lucia si è accorta che doveva accogliere la sua sofferenza e accettare momentaneamente questo cambiamento nella sua vita. Inizialmente tramite WhatsApp è riuscita a mantenere un contatto con lui e poi durante il lockdown è riuscita ad approfondire la relazione, impostandola soprattutto sull’accoglienza e la condivisione di cose che potevano interessare entrambi. Un modo questo per “(…)  evitare di generare nei ragazzi ulteriori chiusure e aggravare la loro condizione di isolamento. E’ stato proprio il periodo di isolamento, causato dal lockdown, il momento decisivo per ritrovare una relazione significativa con il figlio, momento in cui Gioacchino e tanti altri giovani nella sua situazione si sono resi conto che anche altre persone potevano ritrovarsi in una situazione simile alla loro.

 

 

 

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