CAIVANO FRA SPACCIO, ABBANDONO E RISCATTO

una delle maggiori piazze di spaccio europee fra degrado, abbandono istituzionale ed esperienze di riscatto sociale

caivano, periferia di napoli, non è solo criminalità, spaccio di droga, violenza, ma è un luogo dove il terzo settore e iniziative locali cercano di offrire alternative di vita alla popolazione

data di pubblicazione:

1 Settembre 2023

Caivano, periferia della periferia di Napoli, è al centro delle cronache nazionali a causa di un gravissimo episodio di stupro di gruppo. Il centro, conosciuto da decenni per essere una delle principali piazze di spaccio europee, soffre di una cronica condizione di abbandono e degrado sociale. Eppure, anche in un luogo così martoriato, esistono esempi virtuosi di resistenza, che cercano di offrire alternative al traffico di droga. Un articolo di alcuni mesi fa del settimanale Vita offre un’interessante rappresentazione del potere criminale e di chi prova a mettere in campo soluzioni di riscatto per questo quartiere. “Nel Parco Verde di Caivano, comune di periferia a Nord di Napoli, le persone non entrano neanche per sbaglio, a meno che non ci vivano. Se digitate su Internet “Parco Verde” troverete questi risultati: Blitz a Caivano, arrestate quattro persone al Parco Verde. O ancora “enorme quantità di droga circola liberamente a Caivano e al Parco Verde”, ma anche “Droga nascosta nelle case popolari”. (…)  «Questo è un quartiere conosciuto soprattutto per le negatività», spiega il sindaco di Caivano Enzo Falco. «È un quartiere che nasce in modo sbagliato. Dopo il terremoto dell’Ottanta c’è stata una deportazione da Napoli verso le periferie. Ecco il Parco Verde è una periferia nella periferia. Bisogna intervenire con forza. Sulle strutture delle case, sulle 12 piazze di spaccio, bisogna aiutare le famiglie straordinarie che abitano nel parco e che sono penalizzate due volte: dalla disperazione e dall’assenza delle istituzioni. Anche dall’assenza a volte dell’amministrazione comunale», ammette il sindaco. «Ma il comune da solo non ce la fa».

In un parco dove i bimbi giocano tra le siringhe a terra. Dove non c’è illuminazione, le case letteralmente cadono a pezzi. Dove non ci sono i servizi, se non quello della “droga facile”, dove da soli si ha paura ad entrare. Il Parco Verde di Caivano è un luogo che la camorra si è mangiato pezzo dopo pezzoUn luogo di povertà estrema da un lato e dall’altro di case occupate abusivamente da persone che la camorra ha messo lì togliendole a chi, di quelle case, aveva bisogno per davvero. Il luogo dove padre Maurizio Patriciello, dall’altare della chiesa di San Paolo Apostolo, ha denunciato lo scempio della Terra dei Fuochi e le morti dei bambini malati di tumore, troppi, tutti concentrati nella stessa area. Nel parco c’è una scuola: «una scuola di trincea», dice Bartolomeo Perna, preside dell’istituto comprensivo statale 3 Parco Verde. «Siamo in prima linea insieme agli insegnanti. E non lavoriamo solo con i ragazzi, ma con le famiglie, o almeno ci proviamo. Dobbiamo far vedere una strada diversa a questi ragazzi. C’è bisogno del Terzo settore qui. C’è bisogno», ripete.

Al Parco Verde non vediamo solo la piazza di spaccio più grande d’Europa, vediamo soprattutto il germoglio del riscatto, che si deve far crescere con cura, vediamo la possibilità del cambiamento. Un’immagine che abbiamo voluto rendere evidente anche con il murale all’ingresso del quartiere, inaugurato con i bambini e le famiglie. Un’opera concreta che parte con le attività e i laboratori, con i campetti sportivi per bambini e ragazzi, con l’azione di rammendo nata all’interno della comunità. Lo sviluppo in territori come questo, è possibile se si capovolgono le priorità della politica e si lavora “con” il Sud e non per il Sud».

Ma se non c’è coesione sociale lo sviluppo non arriva. «Molto si può fare», dice il nuovo presidente di Fondazione Con il Sud Stefano Consiglio. «Molto si può fare anche nei contesti difficili come questo. La Fondazione deve continuare a stare a fianco delle persone, delle associazioni, deve arrivare nei territorio, creare nuove squadre da mettere insieme». Squadre che però non sono solo fatte da realtà del Terzo settore: «lavoriamo insieme alle fondazioni private, alle aziende for profit. Quello del sociale non può essere un mondo blindato. Lavoriamo insieme affinché i risultati siano poi di tutta la comunità».

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