HIV E FARMACI LONG ACTING NELLE TERAPIE

MANCA LA CONOSCENZA DI QUESTA OPPORTUNITA' TRA I PAZIENTI

I farmaci long acting, con certificazioni di efficacia e sicurezza, vanno ad ampliare la tipologia di terapie antiretrovirali che negli anni hanno reso l’HIV un’infezione cronica: la corretta assunzione della terapia antiretrovirale, infatti, rende il virus non più rilevabile nel sangue, con significative conseguenze.

data di pubblicazione:

2 Luglio 2023

Il virus dell’HIV si contrasta sempre più con farmaci a lunga durata (long acting) e con terapie personalizzate, che mettono al centro la persona con i suoi bisogni e le sue necessità, ma purtroppo la maggior parte dei pazienti non è a conoscenza di queste nuove opportunità. E’ quanto emerge dagli studi presentati alla XV edizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, che si è tenuta a Bari dal 14 al 16 giugno.

I farmaci long acting, con certificazioni di efficacia e sicurezza, vanno ad ampliare la tipologia di terapie antiretrovirali che negli anni“(…) hanno reso l’HIV un’infezione cronica: la corretta assunzione della terapia antiretrovirale, infatti, rende il virus non più rilevabile nel sangue, con significative conseguenze“.
Ormai questi nuovi farmaci, disponibili con diverse modalità di somministrazione e dal 2022 rimborsabili, come nel caso di  Cabotegravir Rilpivirina, sono stati confermati efficaci e sicuri dai primi studi italiani presentati al convegno ICAR.
Secondo la Prof.ssa Francesca Ceccherini Silberstein, copresidente ICAR “(…) ad oggi abbiamo i risultati degli studi registrativi di CAB+RPV long acting con somministrazione intramuscolare ogni 4 settimane in persone naïve al trattamento e con somministrazione intramuscolare ogni 8 settimane in persone con esperienza di trattamento, con un tasso di fallimento virologico contenuto dell’1%-5%, ma accompagnato spesso da resistenza a entrambi i farmaci”. Trattamenti questi che possono essere somministrati anche da unità domiciliari per i pazienti più difficili da trattare, come riporta uno studio romano.
Tutto questo rientra nelle possibilità dei trattamenti personalizzati, dove “(…) è possibile scegliere un regime terapeutico appropriato a seconda del tipo di paziente e della fase che sta attraversando. La medicina di precisione mette al centro il paziente, la sua qualità di vita e le sue problematiche. Inoltre, per il futuro sono allo studio farmaci sia per iniettiva sottocutanea, con somministrazione una volta ogni sei mesi, che per via orale, una compressa ogni quattro settimane. Ulteriori potenzialità che completano un quadro rivoluzionario, grazie a una terapia che impatta pochissimo sulla quotidianità e garantisce efficacia a lungo termine e bassa tossicità”.
Anche se ancora la strada per un vaccino che possa prevenire il virus HIV è lunga e complicata, data la complessità del virus stesso “(…) i continui miglioramenti a livello terapeutico permettono comunque un miglioramento nella qualità di vita e riducono le nuove infezioni, proponendo la terapia come forma di prevenzione, a cui si deve aggiungere una maggiore diffusione del test rapido per identificare le persone con HIV. Con queste strategie potremo arrivare a un’ulteriore riduzione di nuovi casi”.

 

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