AMORE TOSSICO: UN FILM CULT ANNI ’80 SULL’EROINA IN ITALIA

Amore tossico è un documento straordinario sul boom italiano dell’eroina negli anni Ottanta

Il film è girato soprattutto nelle periferie di Ostia e di Roma (riprese così come sono, senza alcun intervento sulla scenografia) e racconta le giornate di un gruppo di tossicodipendenti prima che venissero istituiti i servizi pubblici: la ricerca dei soldi, lo sbattimento, la prostituzione, gli scippi, le rapine, lo spaccio, i comportamenti a rischio ed anche l’overdose

data di pubblicazione:

12 Giugno 2023

Una attenta e partecipata recensione di Salvatore Giancane, già tossicologo del SerD di Bologna e professore a contratto della Scuola di specializzazione in psichiatria, del lungometraggio “Amore Tossico” di Claudio Caligari, girato nel 1983, consente di tornare all’emergenza eroina degli anni ’80 in Italia. Nella lettura di Giancane, si tratta dell’opera cinematografica italiana che meglio rappresenta la questione dell’eroina, anche grazie al taglio documentaristico ed estremamente realistico, nonché alla partecipazione di attori non professionisti, che vivevano direttameNte una condizione di dipendenza da eroina. Secondo Giancane, “Oggi, dopo 35 anni, penso che Amore tossico sia un documento straordinario, l’unica opera cinematografica sul boom italiano dell’eroina negli anni Ottanta. Un film onesto, anche sul piano artistico, girato con la stessa tecnica essenziale che utilizzava Pasolini e che, come il Maestro, utilizza attori presi dalla strada che interpretano se stessi. Il risultato è quello di un realismo crudo, esasperato. Il film è girato soprattutto nelle periferie di Ostia e di Roma (riprese così come sono, senza alcun intervento sulla scenografia) e racconta le giornate di un gruppo di tossicodipendenti prima che venissero istituiti i servizi pubblici: la ricerca dei soldi, lo sbattimento, la prostituzione, gli scippi, le rapine, lo spaccio, i comportamenti a rischio ed anche l’overdose. In Amore tossico c’è tutto questo e soprattutto questo. Nessun tentativo maldestro di rappresentare le motivazioni profonde della dipendenza, nessuno spazio alle famiglie dei protagonisti, che non compaiono mai, nessuna indulgenza e nessuna glorificazione. Nessun rischio di potersi identificare con qualcuno dei personaggi, tutti tossici senza famiglia e senza passato.”

 

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