IL GIUDICE CHE SI BATTE PER LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS

In Germania mezzo milione di persone sono condannate a pene detentive senza la possibilità di accedere alla sospensione della pena

Riuscire a parlare apertamente del consumo di sostanze sarebbe un obiettivo importante da raggiungere

data di pubblicazione:

8 Giugno 2023

Si chiama Andreas Muller, ed è un giudice del Tribunale dei minori di una città del Brandeburgo, che da anni si batte in TV e sui social media per la legalizzazione della cannabis. Muller vorrebbe renderla accessibile ai maggiorenni, perché il proibizionismo, come pratica politica, non ha mai avuto successo ed ha solamente favorito l’attività criminale.

Muller continua, nell’articolo sul settimanale Internazionale, dicendo che bisognerebbe “(…) trattare apertamente e onestamente la questione con i più giovani”. Attualmente questo, soprattutto nel suo lavoro, non si può fare perché i ragazzi ammettendo il consumo e le problematiche connesse si esporrebbero a pene ancora maggiori.
“Riuscirea parlare apertamente del consumo di sostanze “. Una cosa che ha mandato in pezzi intere famiglie, costringendo anche dei genitori a denunciare i figli. Anche il giudice ha alle spalle una storia familiare con problemi legati alle droghe, padre alcolista e fratello morto a causa della dipendenza, fatti che l’hanno anche spinto a raccontare queste vicende in un libro: Kiffen und kriminalität. Der jugendrichter zieht bilanz(“Fumo e criminalità. L’opinione di un giudice del tribunale minorile”, Verlag Herder 2015).
Consapevole che sono tantissimi i giovani che fumano, e che diversi hanno problemi con la cannabis,”(…) non vede alcuna connessione diretta tra il consumo di cannabis e la dipendenza da cocaina o eroina: probabilmente, se non esistesse la cannabis, i consumatori di droghe pesanti comincerebbero subito con le sostanze più pericolose, spiega. Quello di cui è sicuro è che nelle cliniche per chi ha una dipendenza sono ricoverati in pianta stabile circa 3.700 consumatori di cannabis. Come giudice, per lui sarebbe più facile avvicinarsi a queste persone “senza la spada di Damocle dell’azione penale”.
Anche se il consumo prolungato di una sostanza non è mai una buona cosa, sostiene,  tuttavia sarebbe “(…) disponibile a liberalizzare la cannabis dai 18 anni in su, perché i consumatori più giovani sono una minoranza”. Inoltre l’effetto trasgressione che si riscontra tra i più giovani svanirebbe una volta legalizzata la cannabis, considerando  in questo modo irrilevanti le preoccupazioni dell’Unione Europea che sta dibattendo questa possibilità. Con la legalizzazione della cannabis “(…) il mercato nero potrebbe perdere attrattiva, una volta diventato meno interessante per ampi gruppi di consumatori. Müller ne è convinto e immagina che in quel caso i minorenni si procurerebbero la cannabis attraverso amici o familiari. A quel punto gli inquirenti riuscirebbero a intraprendere azioni davvero efficaci contro gli spacciatori che vendono droga a ragazzi e ragazze di quindici o sedici anni”.

 

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