DAL 2019 IN CRESCITA I CASI DI DISTURBI ALIMENTARI

i giovani sono una fascia di popolazione molto colpita

Il disagio adolescenziale è in crescita da decenni, e di depressione fra i ragazzi si parla da molto tempo, ma oggi notiamo nuove forme di depressione, dove i problemi alimentari sono molto più prevalenti

data di pubblicazione:

28 Maggio 2023

I numeri emersi dalla survey nazionale del Ministero della Salute 2019- 2023 sul tema dei casi di Disturbi alimentari non lasciano dubbi, ci troviamo di fronte ad un fenomeno in continua crescita.  I casi intercettati di bulimia, anoressia e binge eating erano nel 2019 680.569, mentre nel 2022 sono arrivati a 1.450.567; le persone attualmente  in carico alle strutture pubbliche oggi  sono in tutto più di 3 milioni.

Anche i casi di decessi con diagnosi correlate ai Disturbi della Alimentazione e della nutrizione sono alti (3500 persone), e si concentrano soprattutto nelle regioni dove i servizi sono più scarsi.
Un problema ulteriore registrato è l’insorgenza sempre più precoce di questi disturbi, che secondo l’indagine coinvolge maggiormente giovani compresi tra i 12 e 14 anni.
Dall’inizio della pandemia in poi sono stati soprattutto gli adolescenti a soffrire di questi disturbi, come racconta Laura Dalla Ragione, Direttrice della Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell ‘Umbria, “(…) Il disagio adolescenziale è in crescita da decenni, e di depressione fra i ragazzi si parla da molto tempo, ma oggi notiamo nuove forme di depressione, dove i problemi alimentari sono molto più prevalenti. I ragazzi e le ragazze mi parlano molto di più di morte, presentano maggiore tendenza all’autodistruzione, autolesionismo, alterazione dell’umore”.
Ma gli effetti di questi disturbi si potranno vedere con maggiore chiarezza nei prossimi anni, sicuramente il Covid-19 per alcuni è stato un evento traumatico che ha scatenato il disturbo, anche se solitamente questo ha una origine multifattoriale che coinvolge aspetti diversi, culturali, personali e genetici (ultimamente ci sono studi anche in questo ambito).
Altro problema riguarda la presenza dei servizi sul territorio, che hanno una dislocazione molto disomogenea tra regioni del Nord, Centro e Sud, e che incide molto sulla presa in carico precoce dei casi. la realtà è che “La metà delle regioni non ha dunque una rete completa di assistenza, che dovrebbe prevedere quattro livelli: ambulatori specializzati nei disturbi alimentare, che assorbono il 60% della richiesta, servizi semi residenziali (centri diurni dove le persone possono fare i propri pasti), servizi residenziali extra ospedalieri h24 che dovrebbero garantire una presa in carico per persona dai 3 ai 5 mesi, e infine i servizi ospedalieri che prevedono il ricovero salvavita per chi rifiuta le cure, e la nutrizione artificiali”.

 

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