STUDIO INGLESE SU SICUREZZA ED EFFICACIA DEI MEDICINALI A BASE DI CANNABIS

I risultati dello studio attestano che il trattamento con i medicinali a base di cannabis è associato a un miglioramento della qualità della vita correlata alla salute

data di pubblicazione:

8 Aprile 2023

Sulla rivista Expert Review of Clinical Pharmacology è stato pubblicato uno studio sulla sicurezza e sull’efficacia dei prodotti derivati dalla cannabis in 2.833 pazienti iscritti nel Medical Cannabis Registry del Regno Unito. I risultati dello studio attestano che il trattamento con i medicinali a base di cannabis è associato a un miglioramento della qualità della vita correlata alla salute, nonché il fatto che la maggioranza dei pazienti partecipanti all’indagine ha tollerato bene il trattamento, anche se una minoranza ha manifestato reazioni avverse. I principali criteri di eleggibilità allo studio era di soffrire di disturbi quali dolore cronico, ansia, stress post-traumatico, depressione, emicrania, malattia infiammatoria intestinale. I partecipanti allo studio hanno consumato cannabis vaporizzando fiori di marijuana o ingerendo estratti di origine vegetale contenenti sia THC che CBD. I ricercatori hanno valutato i sintomi dei soggetti a uno, tre, sei e dodici mesi. Gli autori dello studio hanno riferito che la maggior parte dei pazienti ha sperimentato miglioramenti sostenuti dopo la terapia con cannabis. Fra gli eventi avversi e collaterali associati alla cannabis vengono riportati secchezza delle fauci e affaticamento.

Di seguito le conclusioni: “Questo studio osservazionale suggerisce che l’inizio del trattamento con i CBMP [medicinali a base di cannabis] è associato a un miglioramento della HRQoL generale [qualità della vita correlata alla salute], nonché a sintomi specifici del sonno e dell’ansia fino a 12 mesi in pazienti con malattie croniche. (…) La maggior parte dei pazienti ha tollerato bene il trattamento, tuttavia, il rischio di eventi avversi dovrebbe essere considerato prima di iniziare i CBMP. In particolare, le pazienti di sesso femminile e naïve alla cannabis hanno una maggiore probabilità di manifestare eventi avversi. Questi risultati possono aiutare a informare l’attuale pratica clinica, ma, soprattutto, evidenziano la necessità di ulteriori studi clinici per determinare la causalità e generare linee guida per ottimizzare la terapia con i CBMP”.

 

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