PRESIDENTE USA: LA DETENZIONE DI CANNABIS NON E' PIU' REATO FEDERALE

data di pubblicazione:

13 Ottobre 2022

Con un decreto esecutivo il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha estinto tutte le pene riguardanti persone condannate per reati di “semplice detenzione” di cannabis. Un atto che coinvolge direttamente circa 6.500 persone, ma che di fatto sono solo una minima parte rispetto a quelle condannate dai sistemi penali dei singoli stati.

Il presidente USA ha preso atto della situazione reale del paese su questo tema, dichiarando che “parliamo di qualcosa che è ormai considerato legale in molti stati. Nessuno dovrebbe rimanere in carcere per il solo uso o la detenzione di marijuana”.
La cannabis a scopo terapeutico è una realtà già per 38 stati dell’unione, e 19 l’hanno resa legale anche a scopo ricreativo (altri 5 voteranno sulla legalizzazione in referendum accorpati ai midterm di novembre).
Una parte del paese è da anni avviata verso la regolamentazione del consumo di cannabis, che però si scontra con una legge federale che ancora considera la cannabis e i suoi derivati alle stregua dell’eroina e del fentail.
Un mercato quello della cannabis che ammonta a circa 25 miliardi di dollari all’anno e consente di comprare cannabis all’interno di negozi specializzati, spingendo di fatto verso la normalizzazione di questi comportamenti.
In questo momento “L’azione di Biden rappresenta quindi un grande passo verso la decriminalizzazione che attivisti – insieme a un crescente comparto industriale – chiedono da tempo. È un’inversione di tendenza importante soprattutto per la potenziale rimozione della marijuana dalla famigerata tabella 1 degli stupefacenti. La riclassificazione auspicata dal presidente (cha ha anche chiesto ai governatori di tutti gli stati di seguire il suo esempio) aprirebbe a una riforma integrale e all’eventuale definitiva legalizzazione“.
Questo decreto si carica fortemente anche di altri significati, prima di tutto sociali e razziali,  visto che in base alle statistiche i cittadini afroamericani hanno un tasso di condanne quattro volte maggiore di quelli bianchi.
“Il decreto ha un impatto notevole, quindi, soprattutto per come altera il giustizialismo punitivo che è cifra base della politica e del sistema giudiziario Usa”. L’altro problema che questa decisione lascia ancora scoperto rimane quello della produzione, che nonostante sia stata legalizzata e regolarizzata in diversi stati, spesso è legata a organizzazioni criminali caratterizzate da sfruttamento lavorativo e violenze.

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