MARCO CREPALDI SULLA CONDIZIONE DI HIKIKOMORI

I principali campanelli di allarme a cui le famiglie dovrebbero prestare attenzione

I soggetti Hikikomori, infatti, odiano la propria vita, condannata ad un circolo vizioso. Inizialmente non escono più a casua dell’ansia sociale, ma successivamente si insinua l’ansia del tempo perso, accompagnata dalla sensazione di non poter più fare nulla per rimediare alla loro vita, ormai compromessa. Inoltre, perdendo contatto con la realtà, aumenta il rischio di sperimentare disturbi dissociativi e ossessivo compulsivi.

data di pubblicazione:

8 Luglio 2022

Sul sito della Fondazione Umberto Veronesi è presente un’intervista a Marco Crepaldi, fondatore dell’associazione Hikikomori Italia. Crepaldi, esaminando alcuni aspetti e processi centrali nella definizione di questo disturbo, sottolinea come alla base del fenomeno degli hikikomori ci sia spesso un disagio adattivo sociale, causato da una forte ansia sociale. «I principali campanelli di allarme a cui le famiglie dovrebbero prestare attenzione – chiarisce Marco Crepaldi – sono legati all’insofferenza nella socialità. Dapprima, il rifiuto è legato alle attività extrascolatiche come sport o uscite con gli amici. Successivamente, segue anche il rifiuto della scuola, il cui ambiente, dove possono celarsi storie di bullismo, viene vissuto in modo particolarmente negativo. Gli hikikomori si isolano progressivamente e sviluppano una visione molto negativa della società, soffrendo particolarmente le pressioni di realizzazione sociale, dalle quali cercano in tutti i modi di fuggire. Tutto questo porta a una crescente difficoltà, demotivazione e depressione del soggetto. La dipendenza da internet, al contrario di quanto si pensi, non è una causa dietro all’esplosione del fenomeno, ma rappresenta una possibile conseguenza».  Dall’isolamento prolungato si innescano tutta una serie di problematiche che coinvolgono la salute a 360 gradi. «Oltre ad aumentare il rischio dello sviluppo di uno stato depressivo – prosegue lo psicologo –, la condizione Hikikomori ha impatto negativo su alimentazione e attività fisica, totalmente trascurate, così come la cura della propria persona. Generalmente, vivono di notte e dormono di giorno, invertendo completamente il ritmo sonno-veglia. Per gli hikikomori, il rischio di sviluppare una tendenza autodistruttiva è elevato: autolesiomo e abuso di sostanze sono diffusi, con la finalità di farsi del male.

I soggetti Hikikomori, infatti, odiano la propria vita, condannata ad un circolo vizioso. Inizialmente non escono più a casua dell’ansia sociale, ma successivamente si insinua l’ansia del tempo perso, accompagnata dalla sensazione di non poter più fare nulla per rimediare alla loro vita, ormai compromessa. Inoltre, perdendo contatto con la realtà, aumenta il rischio di sperimentare disturbi dissociativi e ossessivo compulsivi. Credo non esista nessun disturbo che non possa essere creato o esasperato da un isolamento così prolungato, da uno stress così costante, da una visione così pessimistica e cinica del proprio futuro e da disturbi depressivi e ansiosi». «Solitamente, i ragazzi Hikikomori sono molto restii a farsi aiutare», spiega il dottor Crepaldi. «Le richieste, infatti, provengono principlamente dai genitori ai quali consigliamo di creare un legame positivo, un’alleanza genitore-figlio, fondamentale perché il ragazzo accetti di farsi aiutare. Solitamente forniamo aiuto psicologico online o a domicilio: partiamo dalla famiglia e cerchiamo di avvicinare il ragazzo. Se non collabora e non vuole essere aiutato, si cerca di intervenire e lavorare sul genitore sperando di ottenere effetto indiretto sul ragazzo. Consigliamo, come prima cosa, di dialogare con il ragazzo, e di rapportarsi a lui con un atteggiamento non giudicante.”

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